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Marco Cervellera Conti

Fondatore dello Studio Cervellera & Associati

L’Importanza delle Banche

nella vita quotidiana

Nella funzione regolatrice della vita quotidiana non v’è azione dove la Banca non venga chiamata nella gestione della stessa.

Voglia risultare quanto si andrà ad esporre come una mera ma efficace esplicazione dell’importanza Bancaria che, anche i contestatori più profondi, dovrebbero conoscere.

Chiaramente il lettore non sarà tediato nella disamina e discussione dei market makers, degli overnight index swaps ovvero dalle cartolarizzazioni creditizie ma dalla parte più terrena del rapporto con le Banche: il “Credito”.

La critica, se non si tiene bene a mente che la Banca, nel gestire i depositi dei correntisti, gestisce, soprattutto attraverso il Credito, detti depositi, è la via meno tortuosa che si possa prendere.

L’onere dell’Istituto è quello di garantire che quanto depositato dai risparmiatori possa essere tutelato e, pertanto, essere rimborsato.

Questa la ratio della Banca nel caducarne il rischio richiedendo un serie di requisiti prima di erogare il credito.

Per quanto succitato e nell’attività della Banca, si tende a ricercare quelle situazioni così dette “prive di rischio” e, qualora il rischio fosse da essa accettato, di garantirne le possibili perdite tramite coperture.

Non v’è pertanto ragione alcuna di critica se ci riferiamo esclusivamente al sistema creditizio come principio potenziale e possibile per facilitare chiunque nella realizzazione di una attività e senza il quale non si avrebbe la possibilità di provviste economiche autonome atte alla partenza e sviluppo di molte imprese di qualsiasi grandezza.

Accesso al credito

Chiaramente, quanto succitato potrà anch’esso esser soggetto a critica, in quanto, comunemente ci si imbatte nella matematica quanto razionale farraginosità di accesso al credito essendo, lo stesso, come in qualsiasi situazione conosciuta, ovvero conoscibile, richiamante un ottemperamento meritorio al fine dell’ottenimento dello stesso, pertanto e troppo facilmente, ci si scorda del dover essere areteico in una società dove si ha l’illusione della centralità individuale e la morale è vista come un dovere che deve appartenere solamente all’altrui soggetto.

Non v’è dubbio alcuno che il merito creditizio si sia fatto sempre più stringente negli anni in quanto la “odierna società liquida”, intangibile nella assunzione delle responsabilità ha massivamente prescisso il proprio io dagli obblighi che sono alla base del rapporto obbligatorio con il creditore.

Ora non voglia quanto riportato essere una attribuzione di responsabilità univoca in quanto, al fine dell’esser equi, bisognerebbe richiamare la commistione degli scoperti del mercato finanziario che troppo spesso si sono andati a ripercuotere sull’economia reale o al sistema dell’anatocismo ma non deve essere questo il giusto campo per tale dibattito.

Ciò che è, e deve essere, il focus di tale discussione dovrà incentrarsi solo ed esclusivamente sul rapporto tra Persone e Credito.

Valgano le stesse osservazioni verso uno Stato, leggansi Amministrazione Pubblica, poco propenso, a detta di molti, al porre in essere quanto richiamato nella nostra Carta Costituzionale “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”. (Cost. Art. 4)

Le Persone, nella individuale diversa unicità, hanno esigenze di progredire nelle proprie scelte e nelle proprie possibilità in maniera eterogenea che, anche se saranno individuate per macro-gruppi, necessiterebbero di una gestione nei rapporti con il Credito rilevandone l’attitudine meritoria per comportamenti e non per risultati.

Muhammad Yunus Inspiration

Se vogliamo essere osservatori più oculati, sicuramente quanto nell’ottica lungimirante e solidale dell’economista Muhammad Yunus, ideatore e fondatore della prima Banca Etica, vi era una armonizzazione al concetto del disposto della nostra Carta Costituzionale.

La Persona quale soggetto operativo dello sviluppo di attività, della personale determinazione e dello sviluppo della comunità a beneficio del tessuto sociale.

Non v’è dubbio alcuno che nella più fattiva inclusione della persona con il credito, personalizzato all’individuo, si accresca il più ampio stimolo di propensione nell’onorare quanto si è, in prestito, ricevuto.

Il tutto è, chiaramente, sgombero da idee speculative e pieno di volontà del fare, di creare e sviluppare impresa.

Il Credito, nel concetto del summenzionato economista, non è inteso come la sterile erogazione di danaro ma come un “dare credito” (leggansi fiducia) alla persona richiedente ed è questo che ha creato uno spesso senso di dovere morale per il creditore nel riconoscere quell’aver ricevuto credito e pertanto l’opportunità della determinazione della propria persona.

La disamina della attività che la persona propone, al fine di richiederne il finanziamento, va vista, in maniera generale ma anche come guida che, all’imprenditore neofita, dia la possibilità di una analisi concertata e qualificata per una supervisione atta alla tutela della stessa e del credito erogato.

Il Microcredito

Le cose vanno replicate e, se possibile, migliorate.

Oggi, come precedentemente si indicava, la critica è la forma più semplice per auto titolarsi ad argomentare ogni cosa mentre, più costruttivamente, la conoscenza del proprio Stato e dell’offerta che lo stesso è in grado di promuovere accrescerebbe lo spirito di appartenenza di ognuno di noi senza dar spazio a inutili critiche poco costruttive.

Troppo spesso e impietosamente si individuano delle carenze di assistenza che sono solo alla base di una pigrizia nel comprendere quanto è offerto dallo Stato nel quale si vive.

Troppo spesso ci si imbatte in lamentele e/o opinioni dove, alla fine, la risultanza più acuta è quella di esprimere il concetto nel suggerire di creare una realtà di assistenza al credito di nuove attività ove non si necessiti di ingenti garanzie per tale accesso.

Se si fosse più presenti a ciò che ci circonda e si avesse una vigile percezione del reale, non sarebbe difficile comprendere che tale “missione” è già attiva e ampiamente esercitata dall’Ente Nazionale per il Microcredito.

Va da se ricordare che “cosa” che non è comunemente conosciuta e copiosamente menzionata, a volte, sembra non esistere.

Il Tutor (arrival experience)

Al fine di poter comprendere più nello specifico la materia, spinto anche da una forte curiosità, è stato richiesto di poter essere presente, mettendo il mio luogo di lavoro a disposizione, ad un incontro con un Tutor nazionale, il Dr. Luca Di Giulio.

Lo scopo alla partecipazione passiva al summenzionato incontro era quello di acquisire una testimonianza diretta di cosa effettivamente il Microcredito promovesse, il modo in cui veniva offerto e il reale accoglimento e comprensione dell’interlocutore della possibilità rappresentatagli.

Vista la diffidenza che ad oggi si è maturata, e che purtroppo continua ad accrescersi verso qualsivoglia nuova possibilità, risulta ancora esserci una marcata rigidità di asserzione del potenziale soggetto beneficiario.

Detta diffidenza, fortunatamente solo iniziale, svanisce grazie alla seria professionalità del Tutor. L’esemplificazione puntuale e trasparente danno modo di percepire la concreta possibilità di tutela e garanzia per chi voglia imprendere una attività con un sostegno anche della fattibilità del porla in essere.

La questione Etica

Nell’attuale società dove “Etica” la si ritrova nei codici delle Aziende, delle Banche, delle Scuole come la più marcata attinenza alla deontologia del “tutto”, tale da renderlo ampiamente sdoganato, profuso e licenziato, molto spesso, detto termine, non ne armonizza la semantica al senso intrinseco che lo rende un termine onorabile e, come poc’anzi scritto, deontologico.

La trasparenza con la quale pretendiamo essere investiti dall’altrui etica dovrebbe appartenere a priori a noi stessi.

D’altro canto, non v’è dubbio, che l’etica dovrebbe rifarsi ai propri comportamenti ma troppo spesso, quando ci si dipinge di linearità e congruità di legittimazione creditizia con nascondimento di disagi incontrati venialmente, si resta sconcertati e obnubilati quando il risultato ne riporta un respingimento all’ottenimento.

L’ottimo sarebbe parlare di Funzione Etica, quale quella esercitata dal Microcredito, con interlocutori che abbiano l’etica come sineddoche della propria persona.

Chiaramente lungi dal volere esprimere un concetto di chissà quale gravità ma, anche il dichiarare l’assenza di inscrizione in una qualsivoglia lista di “cattivi pagatori” crea un dispiego di energie e tempo da parte di chi è chiamato ad istruire una pratica di assegnazione meritoria che crea lungaggini poco costruttive all’ottenimento del risultato finale.

Chiaramente non si potrà pensare che il credito anche con la più alta rappresentazione dell’etica nel soggetto beneficiante potrà mai essere “privo di rischio”.

La Persona rating di se stessa

Voglia, comunque, essere questo uno stimolo per un cambiamento radicale di analisi della Persona.

Le banche dati, certamente, sono uno strumento indispensabile ed efficiente al fine dell’immediatezza nel disaminare aspetti quale quello del merito creditizio.

Il poter conoscere, in pochi secondi, se un soggetto richiedente è o meno iscritto (segnalato) nelle liste dei cattivi pagatori non ha prezzo al fine dell’ottimizzazione dei tempi così come richiesto da razionali procedure ma, a volte, la causa dell’iscrizione è determinata da un ritardo e mancato pagamento di poche decine di euro.

Quindi, come poter armonizzare il concetto di Microcredito con le iscrizioni debitorie di mera entità?

Un indicazione potrebbe essere, con riguardo esclusivo alla materia dell’ “economia informale”, la verifica di un rating che potremmo definire come “rating della Persona” nella quale comprendere l’entità di tali rating “standardizzati” e portarli su un terreno meno finanziario e più economico.

Valga questo a sintetizzarne il concetto.

La persona, la quale richiesta voglia confrontarsi con il Credito basato su un concetto etico-assistito, dovrebbe poter essere verificata secondo un criterio meritorio personale lontano da fredde procedure di “economia formale”.

La meritevolezza della Persona si dovrebbe basare su concetti di volontà di intraprendenza non esclusivamente di considerazione matematica della stessa, pertanto, allontanerei l’accoglimento delle richieste di accesso ad un Credito etico-assistito dal Credito economico-finanziario che non troverebbe alcun aspetto inclusivo diffuso per le Persone che per n motivazioni si troverebbero ad esserne escluse.

Visione Utopica di una Economia Umanistica

Quanto si è voluto esprimere nel presente articolo verte sul concetto utopico di una visione che pone la Persona su un piano apicale.

La Persona, quale espressione della determinazione di sviluppo del tessuto sociale, dell’accrescimento occupazionale e dell’obbiettivo di creare servizi e attività a beneficio di tutti, o meglio, di un benessere formativo profuso, diffuso e generalizzato.

La Persona sinonimo di economia dove essa si basi sul concetto di lavoro e non di capitale, dove le opportunità di accesso al credito, riferite ad una economia informale, siano semplificate e si basino precipuamente sul fattore attitudinale e non su di una valutazione standardizzata che precluda lo sviluppo delle micro imprese a beneficio del tessuto popolare sociale.

Il concetto di una economia umanistica che non si distanzi mai da concetti di “reale”, che rimanga su basi sociali e senza concetti di snaturamento della motivazione generatrice originaria.

La statistica che si basa sugli interventi del Microcredito, ad oggi, è formata da fattori oggettivi la quale rileva una propensione allo sviluppo e di fattivo moltiplicatore occupazionale che, benché migliorabile qualora fosse di interesse generale una riforma delle norme fiscali per una economia informale, creerebbero una emancipazione sociale basata sulla occupazione.

L’occupazione, che è insita nella determinazione della personalità dell’individuo, è alla base di una società più etica e con maggiore senso civico.

Nella società, che fosse costruibile su un concetto utopico di economia umanistica grazie alla considerazione basata sull’individuo, la Persona incarnerebbe quel senso di appartenenza alla comunità e al proprio Stato che è alla base del benessere diffuso e di tutti i rapporti civili.

In un concetto altamente utopico, la Persona sarà considerata meritevole di credito perché soggetto legittimato tout court e sarà possibile soltanto quanto le parole riusciranno a riappropriarsi dell’originario indirizzo semantico che, nell’economia umanistica, trova la radicazione basata su concetti tangibili, con la riduzione di tendere a non confondere la Persona con Soggetto e lo Stato con Azienda.

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