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Tiziana Lang

Ricercatrice ANPAL, esperta di politiche del mercato del lavoro

Circular Economy, Sustainability and Microfinance in the light of the European Green Deal. The article illustrates the latest developments of the European Green Deal with particular reference to the launch of the Action Plan for the Circular Economy by the European Commission. Some good practices of the circular economy implemented in the last two-three years in the European Union and in Italy, also using EU financial resources, are highlighted. Some proposals from the ethical finance sector are presented to enhance the contribution of ethical finance to sustainable development, social innovation and green transition.

Parole chiave: piano d’azione / economia circolare / Green Deal / ripresa e resilienza /

innovazione sociale / transizione verde / buone prassi / sostenibilità / microfinanza

Sommario

  1. Le politiche dell’Unione Europea per l’economia circolare

1.1 Il nuovo Piano d’azione per l’economia circolare nel Green Deal europeo

1.2 Le risorse finanziarie

  1. Economia circolare, microfinanza e sostenibilità

2.1 Economia circolare e innovazione sociale: alcune buone prassi

2.2 Microfinanza e sostenibilità nel Green Deal

  1. Le politiche dell’Unione Europea per l’economia circolare

1.1 Il nuovo Piano di azione per l’economia circolare nel Green Deal europeo

L’11 marzo 2020, la Commissione Europea ha presentato il nuovo Piano d’azione per l’economia circolare1 uno strumento essenziale del Green Deal europeo, il programma per la crescita sostenibile in Europa lanciato, a dicembre 2019, dalla Presidente Ursula von der Leyen.

Il piano d’azione intende preparare l’economia europea al futuro verde, rafforzarne la competitività proteggendo l’ambiente e sancire nuovi diritti per i consumatori, mediante l’adozione di misure che riguardano l’intero ciclo di vita dei prodotti, dissociando la crescita economica dall’utilizzo delle risorse e garantendo al contempo la competitività dell’Unione Europea a lungo termine e senza lasciare indietro nessuno. Il piano costituisce il quadro globale per le azioni che mirano a velocizzare la transizione verso un “modello di crescita rigenerativo” con l’obiettivo ultimo di conseguire la neutralità climatica entro il 2050.

Il piano per l’economia circolare si attua attraverso 35 punti d’azione, individua le principali catene di valore dei prodotti (dall’elettronica, con telefoni cellulari, tablet e laptop sino alle batterie e veicoli usati, dagli imballaggi alla plastica, ai prodotti tessili e agli scarti alimentari) e ne mette in luce le criticità. Inoltre, disegna il quadro di una politica rafforzata in materia di rifiuti a sostegno della circolarità e impegna la Commissione a proporre una revisione della legislazione comunitaria in materia di rifiuti e per garantire la corretta informazione dei consumatori, affinché ricevano informazioni attendibili e pertinenti sui beni che acquistano già presso il punto vendita (durata di vita media, disponibilità di servizi di riparazione, pezzi di ricambio e manuali di riparazione).

Prendendo le mosse dal primo piano di azione per l’economia circolare varato dalla Commissione Juncker nel 2015, il nuovo piano si concentra sulle modalità più innovative e sostenibili di progettazione e produzione, affinché le risorse utilizzate possano essere mantenute nell’economia dell’Unione per un periodo più lungo possibile (concetto di circolarità).

Un chiaro orientamento allo sviluppo sostenibile, del resto, è presente già nei trattati dell’Unione Europea, dove si esplicita l’obiettivo di un’economia europea basata “su uno sviluppo sostenibile, una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente”2 (articolo 3, TUE).

Il Piano d’azione, pertanto, rientra nelle azioni adottate e/o proposte dalla Commissione Europea., nel corso del 2020, per dare attuazione al Green Deal dalla proposta di legge sul clima del marzo 2020 sino al lancio dell’Iniziativa per un nuovo Bauhaus europeo di gennaio 20213 (v. Tavola 1).

Neutralità climatica, conservazione dell’ambiente, rafforzamento dell’economia dell’Unione; tutti risultati attesi dall’adozione e dalla realizzazione di un’economia pienamente circolare negli Stati membri. Secondo il Parlamento Europeo, che ha recentemente approvato una risoluzione sul nuovo piano d’azione per l’economia circolare4, il potenziale dell’economia circolare è da sfruttare pienamente sia da parte delle imprese che dei consumatori; le prime mediante la trasformazione dei modi di produzione e di lavorazione, i secondi attraverso scelte sostenibili per sé stessi e a favore dell’ambiente. Il cosiddetto approccio “cradle to cradle” dell’economia circolare offre l’opportunità di trasformare i rifiuti di un’impresa in risorse utili alla produzione per altre imprese.

Uno studio condotto dalla MacArthur Foundation5, pone l’attenzione sul potenziale dell’economia circolare per l’aumento del PIL dell’Unione Europea che è calcolato a mezzo punto percentuale e oltre 700.000 nuovi posti di lavoro, di qualità, entro il 2030. Come evidenziato dai servizi statistici della Commissione europea, tra il 2012 e il 2018 il numero di posti di lavoro collegati all’economia circolare nell’UE (v. Grafico) è cresciuto di cinque punti percentuali giungendo a quota quattro milioni di occupati (Eurostat)6 di cui ben 519.000 in Italia, pari al 2,05% del totale degli occupati del nostro Paese. Da rilevare che il nostro Paese è secondo solo alla Germania (610.000) per numero di posti di lavoro nel settore dell’economia circolare nell’UE. Il settore della rigenerazione, inoltre, grazie al sostegno delle politiche e degli investimenti da parte dell’industria, è atteso raggiungere entro il 2030 un valore annuo compreso tra 70 miliardi di euro e 100 miliardi di euro, che si associano alla creazione di nuova occupazione per un valore compreso tra le 450.000 e 600.000 unità.

Eppure, come richiamato nella citata risoluzione del Parlamento europeo, solo il 12% dei materiali utilizzati dal settore industriale dell’UE proviene dal riciclaggio, mentre si stima che negli Stati membri si generino 88 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari all’anno (oltre la metà dei quali prodotti da famiglie e consumatori) con un rilevante impatto ambientale pari a circa il 6% delle emissioni totali di gas a effetto serra dell’Unione. Al fine di imprimere un’accelerazione alla diffusione delle attività di economia circolare da parte di istituzioni, imprese, organizzazioni e cittadinanza, i legislatori europei hanno adottato diverse proposte normative in materia di rifiuti in termini di riduzione, gestione e riutilizzo. Con riferimento specifico al riciclaggio dei rifiuti, gli elementi chiave delle proposte comprendono: un obiettivo comune per il recupero del 65% dei rifiuti urbani entro il 2030; un obiettivo vincolante per ridurre al massimo al 10% il collocamento in discarica per tutti i rifiuti entro il 2030; un obiettivo comune per il riutilizzo del 75% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030; il divieto del collocamento in discarica dei rifiuti della raccolta differenziata; la promozione di strumenti economici per scoraggiare il collocamento in discarica; misure concrete a sostegno del riutilizzo industriale, trasformando i prodotti di scarto di un’industria, in materie prime destinate ad un’altra. In proposito, la riduzione della plastica, il diverso utilizzo dei rifiuti e, infine, lo sviluppo delle materie prime secondarie, come nuovi nutrienti di altri prodotti, sono stati i primi settori nei quali l’Europa ha iniziato, con grande determinazione, a dare indicazioni, con provvedimenti legislativi, per promuovere, nei comportamenti dei cittadini, i nuovi e necessari valori dell’economia circolare.

Gli Stati membri nell’adottare le misure per conseguire l’obiettivo della neutralità climatica dovrebbero cercare di equilibrare le diverse esigenze di: tutela della salute dei cittadini, sviluppo economico e competitività dell’economia, sicurezza e accessibilità dell’energia e dei prodotti alimentari, e non ultima la capacità di rendere la transizione giusta ed equa sul piano sociale. A questo fine, la risoluzione del parlamento europeo, sottolinea l’importanza della cooperazione tra i governi, le autorità locali, il mondo accademico e le imprese (produttori e acquirenti), nell’azione di spinta e consolidamento delle iniziative di economia circolare, estendendo tale cooperazione a tutti gli stakeholder, tra i quali le imprese sociali, le start-up e le organizzazioni non governative (ONG).

È utile rammentare che il Piano d’azione, in linea con il Green Deal europeo e la Strategia per la crescita sostenibile 20207, contribuisce a rafforzare il quadro di monitoraggio esistente per l’economia circolare8. Il cruscotto di monitoraggio, organizzato nei quattro campi: produzione e consumo, gestione dei rifiuti, materie prime secondarie e competitività e innovazione, sarà arricchito con indicatori atti a misurare sull’avanzamento dei piani e misure nazionali per accelerare la transizione a un’economia circolare nel quadro del ri-orientamento generale del processo del semestre europeo, come affermato nello stesso Piano “basandosi il più possibile sulle statistiche europee, i nuovi indicatori terranno conto degli aspetti specifici del Piano d’azione e delle interconnessioni tra circolarità, neutralità climatica e l’obiettivo “inquinamento zero”9. È previsto, inoltre: “l’ulteriore sviluppo di indicatori sull’uso delle risorse, quali l’impronta dei consumi e quella dei materiali, per rendere conto del consumo di materiali e dell’impatto ambientale associati ai nostri modelli di produzione e consumo. Tali indicatori saranno collegati al monitoraggio e alla valutazione dei progressi compiuti per slegare la crescita economica dall’uso delle risorse e le sue conseguenze nell’UE e non solo”10 con l’obiettivo finale di misurare il cambiamento ottenuto e il livello di benessere raggiunto non solo in termini di PIL.

1.2. Le risorse finanziarie

Come affermato nel Piano d’azione, con l’approvazione del Green Deal europeo e con l’adesione agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU per il 2030, l’UE si è impegnata ad aprire la via all’economia circolare ed esercitare la sua influenza, competenze e risorse finanziarie per attuare detti obiettivi a livello globale. Il cambio di paradigma politico dell’azione politica dell’UE, nella transizione verso produzione e consumo sostenibili, deriva dall’aumentata sensibilità verso questi valori e si riflette, non ultimo, nell’impegno di considerevoli risorse finanziarie a sostegno del Green Deal.

L’approvazione del Piano di ripresa per l’Europa, denominato Next Generation EU (NGEU), a maggio 2020, procede nella direzione di dotare gli Stati membri di risorse finanziarie aggiuntive destinate a mitigare l’impatto economico e sociale della crisi derivata dal coronavirus11. Tali risorse, pari a 750 miliardi di euro, vanno ad affiancarsi a quelle del quadro finanziario dell’UE per il periodo 2021-202712, per un totale complessivo di 1.824,3 miliardi di euro. Queste risorse finanzieranno le principali politiche dell’Unione, in particolare: il Green Deal europeo (al quale sono destinate il 30% delle risorse), la rivoluzione digitale e la resilienza, contribuendo alla trasformazione dell’UE proposta nel programma della Commissione von der Leyen a dicembre 2019.

Il fulcro di NGEU è costituito dal dispositivo per la ripresa e la resilienza13, il cui regolamento è entrato in vigore il 18 febbraio 2021. Il dispositivo vale 672,5 miliardi di euro (in prestiti e sovvenzioni per 360 milioni e 312,5 milioni, rispettivamente) destinati agli Stati membri che presenteranno i piani per una ripresa sostenibile e resiliente dalla crisi determinata dalla pandemia da coronavirus. I Piani nazionali devono definire un pacchetto coerente di progetti, riforme e investimenti in sei ambiti di intervento dei quali il principale destinatario è la transizione verde (gli altri sono: trasformazione digitale, occupazione e crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, coesione sociale e territoriale, salute e resilienza). Entro il 30 aprile 2021 i paesi dell’UE dovranno presentare alla Commissione Europea il proprio piano per la ripresa e la resilienza avendo cura che: sia allineato con le priorità dell’UE (stimolo alla crescita, creazione di posti di lavoro e resilienza economica e sociale); sostenga la transizione verde (almeno il 37% delle risorse dei vari piani nazionali devono contribuire all’azione sul clima e alla sostenibilità ambientale); rifletta le sfide specifiche del singolo Paese (come definite nelle raccomandazioni specifiche per Paese del semestre europeo); promuova la trasformazione digitale (almeno il 20% delle risorse del singolo piano concorre alla trasformazione digitale dell’UE). Il regolamento del dispositivo per la ripresa e la resilienza prevede uno stretto monitoraggio sull’uso delle risorse e sull’avanzamento delle riforme e degli investimenti da parte degli Stati membri, che riferiscono due volte l’anno sui progressi nell’ambito del semestre europeo.

Alla transizione verde, tuttavia, sono destinati non solo il 37% (minimo) delle risorse del dispositivo ripresa e resilienza, pari a circa 249 miliardi di euro, ma anche importanti quote del quadro finanziario pluriennale 2021-2027 nei capitoli di bilancio n. 2 “Coesione, resilienza e valori” (dotato complessivamente di 377,7 miliardi di euro) e n.3 “Risorse naturali e ambiente” (quest’ultimo può contare su una dotazione pari a 356,6 miliardi di euro), nonché dei nuovi programmi Orizzonte Europa e InvestEU che sostengono l’innovazione con particolare riferimento alla transizione verde. In proposito, la risoluzione del Parlamento Europeo del 12 febbraio 2021 sottolinea l’importanza di migliorare l’accesso ai fondi per i progetti di ricerca e innovazione sull’economia circolare e invita la Commissione a “orientare le attività del programma Orizzonte Europa verso il sostegno alla ricerca e all’innovazione per: i processi e le tecnologie di riciclo; l’efficienza delle risorse dei processi industriali; materiali, prodotti, processi, tecnologie e servizi innovativi e sostenibili, nonché la loro espansione industriale; la bio-economia, attraverso una bio-innovazione che comprenda lo sviluppo di biomateriali e bio-prodotti; i satelliti per l’osservazione della terra, in quanto possono svolgere un ruolo importante nel monitorare lo sviluppo di un’economia circolare valutando la pressione sulle materie prime vergini e i livelli delle emissioni”.

Infine, il programma InvestEU può contribuire alla transizione verde grazie allo “sportello” dedicato alle competenze e all’innovazione sociale che ha l’obiettivo principale di investire in progetti di economia sociale che prevedono, ad esempio, il recupero di infrastrutture pubbliche o private dismesse riconvertite ad attività sociali compresa la produzione sostenibile e il riciclaggio.

  1. Economia circolare, microfinanza e sostenibilità

2.1 Economia circolare e innovazione sociale: alcune buone prassi

In attesa che le azioni dei progetti che saranno finanziati nei prossimi mesi e anni dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Orizzonte Europa (Horizon Europe) sviluppino processi e tecnologie per il riciclaggio, l’uso efficiente delle risorse naturali e dell’energia, la bio-innovazione e la bio-economia, ecc. è possibile individuare alcune buone prassi nel settore dell’economia circolare che sono state finanziate anche a valere su programmi cofinanziati da fondi europei nel quadro finanziario pluriennale 2014-2020.

Nella citata risoluzione del Parlamento Europeo sul Piano d’Azione per l’economia circolare si osserva che il settore dei servizi di riparazione e manutenzione ha un notevole potenziale in termini di creazione di opportunità di lavoro e che il suo sviluppo deve essere sostenuto e promosso, in particolare le iniziative locali, di base e di riparazione delle comunità, le cooperative e le imprese sociali.

Nel contesto dell’audizione pubblica online dell’Intergruppo per l’economia sociale del Parlamento europeo, tenutasi a novembre 202014 e incentrata sulla visione dell’economia sociale per una transizione verde ed equa, sono state presentate una serie di buone prassi consolidate dell’economia sociale in diverse aree della transizione verde che includono, ad esempio, le cooperative di energia rinnovabile, il riutilizzo e il riciclaggio, l’edilizia sostenibile, la finanza dell’economia sociale e le banche etiche, l’agricoltura sostenibile e lo sviluppo rurale.

L’economia sociale, da sempre, ha agito pionieristicamente in alcuni ambiti quali la produzione di energia rinnovabile, l’offerta di mobilità condivisa e la condivisione di auto elettriche congiuntamente con le comunità e i cittadini. Le stesse imprese dell’economia sociale si sono dimostrate attive nell’economia circolare, in particolare, nella riparazione, riutilizzo e riciclaggio di risorse che, normalmente, sono considerate rifiuti. Un ulteriore esempio di azione sociale collettiva rispetto alle sfide poste dalla carenza di alloggi a prezzi accessibili, soprattutto nelle grandi città, ma anche nelle zone rurali, è quello delle cooperative di abitazione, un modello che ha ottenuto riconoscimenti per la sua sostenibilità ecologica ed energetica. Da ricordare anche il ruolo delle cooperative agricole e di consumo nel cosiddetto “Km zero” (circuiti brevi) che assicurano il consumo di prodotti locali e stagionali, così come un’equa remunerazione degli agricoltori.

Buona Prassi 1: La Rete “RREUSE” (v. box 1)

C’è inoltre da considerare la ricaduta in termini occupazionali e di inclusione delle attività svolte dalle imprese sociali che operano nel settore dell’economia circolare e che si dedicano al riutilizzo delle risorse e al ripristino della funzionalità dei beni riparati o riciclati da riportare nel circuito economico. Tuttavia, per adattarsi alle trasformazioni dell’economia e del mercato del lavoro, sono necessari investimenti nell’aggiornamento e nella riqualificazione dei dipendenti e degli imprenditori dell’economia sociale anche ricorrendo alle risorse del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) nel quadro del Patto europeo per le competenze e del prossimo Piano d’azione per l’economia sociale che la Commissione dovrebbe rilasciare nel 2021.

Buona Prassi 2: ForestMap (v. box 2)

Buona Prassi 3: REScoop.eu (v. box 3)

In Italia, le 14 città metropolitane riunite dal PON METRO15 hanno realizzato a valere sulle risorse del Fondo Sociale Europeo del programma, alcuni progetti di innovazione sociale che mirano alla sostenibilità ambientale. Tra questi, la città metropolitana di Torino ha dato vita al “Servizio di generazione, accompagnamento e sviluppo di progetti imprenditoriali di innovazione sociale” rivolti ad attori del terzo settore, per lo sviluppo di modelli innovativi di intervento incentrati sulla prossimità e sul welfare di comunità, fortemente radicati nelle aree e nei territori di azione, al fine di valorizzarne il patrimonio materiale e immateriale e favorire processi di rigenerazione, recupero, rivitalizzazione in chiave socio-economica o ambientale di aree urbane degradate, sottoutilizzate o caratterizzate da fenomeni di marginalità e illegalità diffusa. Tra i dodici progetti selezionati e finanziati anche “Abito”, nel quartiere di Porta Palazzo, che prevede la nascita dell’Abito Social Shop, un innovativo spazio multifunzionale per la raccolta, la trasformazione sartoriale e la distribuzione gratuita di vestiti usati e capi rigenerati; e “Carota” un sistema di ristorazione innovativa che tiene insieme la parte commerciale con quella sociale (con prodotti derivanti dall’invenduto e dallo scarto dei mercati del territorio e a prezzi accessibili) e che si mette in rete con diversi servizi territoriali per una risposta comune al problema delle nuove povertà, affrontando i temi dei servizi e del lavoro con i servizi offerti dal progetto: lo sportello di educazione finanziaria, lo sportello sociale, lo sportello di casa del lavoro e la possibilità di auto prodursi il cibo attraverso la coltivazione di un orto in concessione per i beneficiari dei servizi.

Sempre in Italia sono realizzate le buone prassi raccolte nella piattaforma ICESP - Italian Circular Economy Stakeholder Platform (https://www.icesp.it), molte delle quali si riferiscono alla realizzazione di distretti urbani intelligenti, rigenerazione, mobilità sostenibile. Se ne segnalano di seguito due connessi al settore della transizione verde e riciclaggio: il primo realizzato da ENEA e finanziato dal MiSE, denominato “Centocè”, e il secondo della città di Trieste denominato “Sartoria Sociale.

Buona Prassi 4: Centocé (v. box 4)

Buona Prassi 5: Lister Sartoria sociale (v. box 5)

2.2 Microfinanza e sostenibilità nel Green Deal

Come visto nei paragrafi precedenti, la Commissione Europea ritiene che la transizione verso l’economia circolare procurerà nuove opportunità di crescita e di lavoro a tutti “senza lasciare indietro nessuno”. Il Piano d’Azione per l’economia circolare mira anche a garantire che l’economia circolare agisca in favore di persone, regioni e città e contribuisca pienamente alla neutralità del clima, sfruttando, in particolare, il potenziale di ricerca, innovazione e digitalizzazione.

Gli esempi riportati al paragrafo 2.1 possono essere ritenuti dei validi modelli di azioni realizzabili anche ricorrendo a strumenti di microfinanza e, nel caso, al contributo di Fondi Europei, nazionali e internazionali.

Le banche e i finanziatori etici e alternativi, in linea con la maggior parte delle istituzioni finanziarie dell’economia sociale, finanziano e sostengono progetti di economia sociale e di economia reale in tre aree principali: ambiente e transizione verde, posti di lavoro di qualità e coesione sociale e cultura.

La maggior parte delle banche etiche sono imprese dell’economia sociale e allo stesso tempo finanziatrici dell’economia sociale, avendo accompagnato la crescita esponenziale di questo settore negli ultimi decenni. Il settore è vocato al perseguimento degli obiettivi del Green Deal e può contribuire in modo rilevante all’attuazione del Piano di azione per l’economia circolare e all’obiettivo della transizione verde di Next Generation EU.

L’Associazione Europea delle Banche Etiche (FEBEA)16 ha anche accolto con favore l’Agenda della finanza sostenibile e la tassonomia verde sulle attività sostenibili della Commissione europea, ma ha al contempo evidenziato come il concetto di sostenibilità includa anche la dimensione sociale e della governance. A questo fine, ha proposto di prevedere l’abbassamento dei requisiti di capitale per i prestiti che ottengono impatti positivi sulla transizione verde e, al contrario, l’aumento per quei progetti che risultano inquinanti. La prima ricaduta positiva si avrebbe nell’erogazione di prestiti più convenienti per l’economia sociale, che opera nell’economia circolare e nella transizione verde. Sempre secondo le banche etiche, le norme dell’UE che prevedono l’obbligo di consigli di amministrazione composti esclusivamente, o quasi, da esperti e tecnici finanziari di alto livello, si scontrano con i valori e le caratteristiche della finanza etica che nasce grazie alla presenza della società civile al proprio interno (economia sociale, associazioni). In questo contesto è stata affermata la difficoltà di dar vita a nuove banche etiche o dedicare energie significative al microcredito, nonostante ci sia particolare bisogno di finanza etica e di economia sociale per garantire una ripresa equa, che non lasci indietro nessuno, e per accelerare la transizione verde e giusta.

Al fine di sostenere l’ulteriore sviluppo della finanza etica in Europa e supportare la scalabilità di queste strutture, FEBEA ha indirizzato all’Intergruppo parlamentare sull’economia sociale alcune richieste, tra le quali, l’alleggerimento delle limitazioni attualmente in capo alle imprese e organizzazioni dell’economia sociale nel quadro della revisione del Regolamento generale di esenzione per categoria; l’avvio di un fattore di sostegno agli investimenti sociali e sostenibili; una regolamentazione finanziaria e bancaria adattata e riconosciuta ai principi del movimento cooperativo e che garantisca la sostenibilità delle banche medie (più umane e centrate sulle persone); la prosecuzione del sostegno del Fondo Europeo per gli investimenti, che nel quadro del Programma Europeo per l’occupazione e l’innovazione sociale (EaSI), ha acquisito conoscenze sui bisogni e le caratteristiche delle banche etiche e cooperative, le istituzioni di microfinanza e altri attori finanziari dell’economia sociale.

È opportuno agire con rapidità per adeguare norme e programmi che contribuisca no all’attuazione del Green Deal europeo, affinché siano rese disponibili risorse adeguate per il settore della microfinanza e dell’economia sociale e sia valorizzato il loro contributo al conseguimento dell’obiettivo di 600.000 posti di lavoro di qualità per il 2030 nell’economia circolare per la transizione verde e giusta.

Box 1 - Buona Prassi 1: La Rete “RREUSE”

RREUSE è una rete internazionale che rappresenta 27 imprese sociali di 20 paesi, dell’UE e non UE, attive nel riutilizzo, nella riparazione e nel riciclaggio. Dal 2001, RREUSE sostiene e promuove lo sviluppo dell’impresa sociale nell’economia circolare attraverso politiche innovative, partnership e buone pratiche.

I membri di RREUSE generano impatti sociali, economici e ambientali di notevole rilievo per le loro comunità. Specializzati nel riutilizzo, nella riparazione e nel riciclaggio, forniscono un’occupazione locale e inclusiva, nonché un forte senso di appartenenza per i soggetti più vulnerabili nelle società.

Oltre la metà dei 27 membri di RREUSE lavorano con tessuti, indumenti, pelle e calzature usati (TGLF) e gestiscono collettivamente 257.000 tonnellate all’anno di questi prodotti in tutta Europa.

REUSE promuove un quadro politico dell’UE che rafforzi la cooperazione tra tutti gli attori della catena del valore del riuso, al fine di evitare che i beni riutilizzabili vengano distrutti troppo presto.

A questo fine, la Rete ha proposto alle istituzioni europee che i centri e le reti di riutilizzo autorizzati possano raccogliere questi articoli prima che diventino rifiuti (riutilizzo) o separarli dal flusso dei rifiuti (preparazione per il riutilizzo) per dargli nuova vita. Affinché ciò accada, RREUSE ritiene che dovrebbe essere promossa la donazione alle imprese sociali di riutilizzo di beni dismessi da parte dei consumatori, come pure dovrebbe essere consentito l’accesso ai punti di raccolta dei rifiuti da parte delle imprese sociali che si occupano di preparazione per il riuso e sono in possesso di una licenza per il trattamento dei rifiuti. Dovrebbero nascere partenariati pubblico-privati tra municipalità, operatori della gestione dei rifiuti, organizzazioni dei consumatori e attori dell’economia sociale impegnate nella preparazione dei beni al riutilizzo.

Box 2 - Buona Prassi 2: ForestMap

La cooperativa operaia Agresta ha recentemente vinto il premio europeo Copernicus Masters (https://copernicus-masters.com/winner/forestmap-web-platform-for-forest-inventories/#), attribuito ai migliori utilizzatori della tecnologia e dei dati satellitari del sistema di rilevazione europeo Copernicus, per il monitoraggio della situazione delle foreste e dei boschi, attraverso il suo progetto ForestMap, con l’obiettivo di evitare la riduzione o l’arretramento della massa forestale, la prevenzione degli incendi, o promuovere il ripristino della biodiversità.

ForestMap è una piattaforma di e-commerce che permette agli utenti di fare inventari forestali online di un’area specifica. Il monitoraggio delle foreste è essenziale per garantire la conservazione e la fornitura di legno sostenibili. Gli attuali inventari forestali, principalmente basati solo su dati di campo, sono costosi, richiedono tempo e sono aggiornati raramente. I gestori delle foreste e le industrie bio-economiche non possono realizzare inventari accurati, economici e rapidi. ForestMap colma questa lacuna, permettendo agli utenti di costruire inventari forestali quasi in tempo reale grazie a LiDAR, Copernicus (Sentinel-1 & Sentinel-2) e i dataset delle prossime missioni, per esempio ESA Biomass. Attraverso i Big Data, e senza richiedere ulteriori indagini sul campo, la gestione delle foreste e la fornitura di legno saranno notevolmente più semplici ed economiche che nel passato.

Box 3 - Buona Prassi 3: REScoop.eu

REScoop.eu è la federazione europea delle cooperative dell’energia dei cittadini (https:// www.rescoop.eu). Essa rappresenta 1.500 cooperative dell’energia civiche e riunisce circa un milione di cittadini attivi nella transizione energetica. Le comunità di cittadini per l’energia e le comunità per l’energia rinnovabile hanno lo scopo primario di fornire benefici ambientali, economici e sociali per la comunità e i membri o i territori, piuttosto che profitti finanziari. REScoops offre servizi dedicati a cittadini, imprese e amministrazioni locali che desiderano creare comunità per l’energia. I cittadini e le comunità presenti nel network si sono riappropriati di impianti di produzione affinché prodotti e profitti rimangano il più possibile locali. I benefici includono le entrate locali, il beneficio economico e l’accettazione pubblica. Da dati REScoops risulta che il ritorno per l’economia locale è da 3 a 8 volte superiore se l’impianto di energia rinnovabile è di proprietà della popolazione locale. REScoops sostiene anche la formazione sociale, mediante una cooperativa energetica di Brixton, che forma i disoccupati a installare pannelli solari favorendo la loro ricollocazione nel mercato del lavoro. Attualmente, la REScoops è impegnata nella diffusione della prassi delle cooperative energetiche anche nell’Europa meridionale, orientale e dei Balcani.

Box 4 - Buona Prassi 4: Centocè

Il progetto ha implementato dei modelli di economia circolare all’interno di una comunità di cittadini secondo l’approccio Urban Living Lab nel quartiere Centocelle di Roma. La metodologia ha l’obiettivo di realizzare pratiche di economia circolare su scala urbana, come fattori chiave per la transizione verso modelli socio-economici maggiormente sostenibili a basse emissioni di carbonio e circolari (https://www.icesp.it/buone-pratiche/centoce-sviluppo-di-un-modello-integrato-di-smart-district-urbano). Sono stati coinvolti cittadini e associazioni (multistakeholder) che hanno dato vita a un modello di Distretto Smart nel quartiere Centocelle sede della sperimentazione. Tra i risultati del progetto: la tracciatura attraverso interviste e mapping di 14 pratiche di economia circolare già presenti nel quartiere di cui 7 di agricoltura civica (orti/giardini urbani), 2 coworking, 3 pratiche di ottimizzazione delle risorse (ristorante a km 0, gruppo di acquisti condivisi e casa dell’acqua), 2 pratiche di chiusura dei cicli (mercato dell’usato e raccolta di beni ingombranti); l’individuazione attraverso brainstorming e sondaggi delle modalità utili a migliorare i modelli esistenti ed implementarne altri sul territorio.

Box 5 - Buona Prassi 5: Lister Sartoria sociale

La cooperativa Lister Sartoria Sociale di Trieste raccoglie e rigenera/rilavora oggetti, tessuti e capi dismessi Centocéincrociando sperimentazione e tecniche tradizionali (https://www.icesp.it/buone-pratiche/sartoria-sociale). Produce diverse linee di borse, zaini e astucci. Come ulteriore attività ha creato laboratori rivolti ai ragazzi per il riciclaggio, ad es. sul riciclo degli ombrelli rotti, che diventano aquiloni, frisbee e shopper. La cooperativa è impegnata nell’inserimento lavorativo di persone vulnerabili (attualmente 3 su 7 dipendenti totali). Tra gli obiettivi dell’azione della cooperativa: la riduzione dell’impatto ambientale causato dallo smaltimento dei materiali tessili, l’attività costante di sensibilizzazione e coinvolgimento della cittadinanza sui temi della lotta allo spreco e del rispetto dell’ambiente, anche attraverso laboratori sul riciclo creativo rivolti ai giovani delle scuole.

Bibliografia essenziale

AAVV (a cura di), Growth within. A Circular Economy vision for a competitive Europe, Ellen MacArthur Foundation, SUN, McKinsey Center for business and environment, 2015.

COM (2020) 98 final Comunicazione della Commissione Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni su un nuovo piano d’azione per l’economia circolare. Per un’Europa più pulita e più competitiva dell’11 marzo 2020.

Regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 febbraio 2021 che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza (GUUE L57 del 18.03.2021).

Conclusioni del Consiglio europeo “Per una ripresa circolare e verde” dell’11 dicembre 2020.

COM (2019) 650 final Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni e alla Banca europea per gli investimenti sulla Strategia annuale di crescita sostenibile 2020 del 17 dicembre 2019.

COM (2019) 640 final Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni su Il Green Deal europeo dell’11 dicembre 2019.

Note

1 COM (2020) 98 final, “Un nuovo piano d’azione per l’economia circolare. Per un’Europa più pulita e più competitiva”, dell’11.3.2020

2 Trattato di Lisbona che modifica il Trattato sull’Unione Europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea (2007/c306/01).

3 https://europa.eu/new-european-bauhaus/index_ en

4 Risoluzione del Parlamento europeo del 10 febbraio 2021 sul nuovo piano d’azione per l’economia circolare (2020/2077(INI)).

5 Ellen MacArthur Foundation, SUN, McKinsey Center for Business and Environment (2015), Growth within: a circular economy vision for a competitive Europe.

6 https://ec.europa.eu/eurostat/web/circular-economy

7 Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Banca centrale europea, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni e alla Banca europea per gli investimenti sulla Strategia annuale di crescita sostenibile 2020 (COM (2019) 650 final.

8 https://ec.europa.eu/eurostat/web/circular-economy/indicators/monitoring-framework

9 Cit. / 10 Cit.

11 In proposito si veda anche T.Lang, Il Recovery Plan per la microfinanza, in “Microfinanza”, n.30, anno VIII, 2020.

12 Regolamento (UE, Euratom) 2020/2093 del Consiglio del 17 dicembre 2020 che sta stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’UE del 22 dicembre 2020.

13 Regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 febbraio 2021 che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza, pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’UE del 18 febbraio 2021

14 Audizione pubblica online dell’Intergruppo Economia Sociale del Parlamento europeo “Social Economy’s Vision for a Green & Fair Transition”, 10 Novembre 2020.

15 Per maggiori dettagli sul Programma operativo “Città Metropolitane”, PON METRO, 2014-2020, consultare http://www.ponmetro.it

16 Si veda in proposito l’audizione pubblica di cui alla nota 14.

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