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Giovanni Antonio Forte

Confimprese Italia è la Confederazione Italiana della Micro, Piccola e Media Impresa. La Confederazione associa, riunisce e coordina le 78 Organizzazioni Territoriali, le 20 Federazioni di Categoria e le 14 Organizzazioni Federate delle Micro, Piccole e Medie Imprese dotate di autonomia organizzativa, finanziaria ed amministrativa. Tra gli obiettivi di Confimpresa Italia, quello di creare una Confederazione Etica che dia vita ad una via d’insieme e quindi un modello condiviso in cui possano convivere e partecipare non solo le imprese ed i professionisti, ma anche il mondo del No-Profit, delle imprese sociali, ONG e Cooperative. Intervistiamo il Presidente di Confimprese Italia, dott. Guido D’Amico, uomo di grande esperienza, che nel corso della sua vita professionale ha sempre guardato alle micro, piccole e medie imprese italiane in modo attento e lo sguardo puntato verso il futuro. Buongiorno Presidente D’Amico, ci descriva Confimprese Italia, la sua mission e cosa offre alle tante imprese associate alla vostra confederazione. Confimprese è una confederazione che nasce nel 1996, dunque abbiamo traguardato i 25 anni di vita. Nasce con uno spirito innovativo perché è la prima confederazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese in maniera trasversale, artigianato, commercio, agricoltura e di servizi, accomunate tutte dall’essere “micro”. Noi abbiamo una platea associativa che è fatta quasi esclusivamente di imprese con meno di cinquanta dipendenti. La confederazione ha 78 sedi sul territorio presenti in tutte le regioni italiane, essendo molto rappresentativa siede a tutti i tavoli istituzionali nazionali e regionali e da 25 anni si batte in favore delle micro e piccole imprese. Oltre a questo, offre ai propri associati una serie di servizi quali l’assistenza sindacale, la rappresentanza e tutela degli interessi degli iscritti. Tra questi servizi, un ruolo importantissimo lo fa il credito, nel nostro “Ufficio Credito” una parte molto importante è riservata alla convenzione che abbiamo con l’Ente Nazionale per il Microcredito, proprio perché crediamo che il credito sia uno strumento fondamentale per le imprese e l’Ente Nazionale per il Microcredito ha sviluppato nel corso del tempo un servizio/prodotto che è un reale aiuto, concreto e molto apprezzato da parte delle micro imprese, per cui questa convenzione che abbiamo fatto e che è ormai datata quasi un decennio è una convenzione che i nostri associati ci richiedono molto frequentemente. Confimprese ha maturato anche una notevole esperienza in alcuni Paesi all’estero, prima tra tutte l’Ungheria e proprio attraverso “Confimprese Ungheria”, stiamo sviluppando, insieme ad una serie di partner finanziari e bancari, al Governo Ungherese, ed all’Ente Nazionale, un sistema che ci permetta di creare uno strumento simile a quello italiano in questo Paese. Noi viviamo ancora un momento particolare nel nostro Paese, ma è un momento particolare in tutto il mondo, quello legato alla pandemia da Covid-19. In che misura la pandemia ha colpito nel nostro Paese le piccole e medie imprese? Queste imprese come stanno reagendo al post-pandemia? Il sistema delle piccole e medie imprese è stato colpito molto pesantemente da questa pandemia, il Covid ha fatto chiudere tantissime imprese, basti pensare che nel nostro tessuto associativo, causa covid, abbiamo contato quasi il 30% delle imprese che hanno chiuso i battenti. È stata ed è una vera e propria guerra che ha avuto ripercussioni sulla salute degli italiani, sulla vita degli italiani ma anche sull’economia italiana e sulle imprese più deboli che sono proprio le micro. È chiaro che il post-pandemia che si prospetta, anche se il covid non è finito, la linea del fronte si è solo spostata ma è ben visibile con ancora decine di morti ogni giorno, sta iniziando e tutte le imprese si stanno riposizionando rifacendosi il look per ricominciare una sfida che sarà difficilissima ma che sarà anche la sfida del prossimo decennio, riprendersi dalla pandemia e ricominciare a dare fiducia agli italiani ed al tessuto economico e produttivo italiano. Il colpo è stato un colpo durissimo ma è chiaro che avendo toccato il fondo del barile non si può fare altro che risalire. Io mi auguro che molte di quelle imprese che hanno chiuso possano riprendere la loro attività e riaprire non appena ci saranno tempi migliori, intanto dobbiamo aiutare fortemente le imprese che hanno resistito e che sono capaci in questo momento di tenere aperti i battenti senza licenziare nessuno. Si sente spesso parlare di formazione, un termine legato al mondo microfinanziario. Formazione, avvio all’impresa, giovani che vogliono entrare nel mondo del lavoro attraverso la creazione di startup. Secondo Lei quali sono le capacità necessarie che oggi un soggetto giovane o meno deve avere al fine di avviare una attività imprenditoriale che gli permetta di crescere e sviluppare un piano di impresa? Partiamo dal presupposto che la formazione è importantissima, è basilare per tutti, sia per le start-up che per imprese che hanno bisogno di stare al passo con i tempi. Dunque i caratteri formativi sono caratteri essenziali di una azienda. La formazione è un capitolo che può essere fortemente interessante perché affrontato con tutti gli strumenti e tutti gli aiuti possibili, mi riferisco al microcredito ed a strumenti come il selfiemployment che hanno una importanza strategica. Credo che la differenza nei prossimi anni nel campo delle start-up la farà proprio la formazione, perché più si è preparati ad affrontare i nuovi mercati, più si è formati ad affrontare le nuove sfide, la possibilità di trarre utili dalla propria attività può aumentare. Credo che lo strumento del microcredito, che è uno strumento che premia le idee, rivolto ai soggetti definiti non bancabili ma solvibili, possa essere davvero di grande aiuto. L’idea è quella che conta e quindi poter contare su buone idee ed una adeguata formazione nei prossimi decenni farà la differenza. Un altro termine in voga in questo periodo è quello della “digitalizzazione”. Secondo Lei la ripresa passa anche attraverso la digitalizzazione dell’impresa? La ripresa passa soprattutto attraverso la digitalizzazione, credo che due saranno gli strumenti fondamentali per aiutare le imprese ad uscire da questo periodo pandemico ed a crescere: La sburocratizzazione e cioè dobbiamo arrivare ad avere un sistema con “burocrazia zero” ed è chiaro che per arrivare a questo “sistema” il secondo strumento è dunque la digitalizzazione delle imprese e della Pubblica Amministrazione. La digitalizzazione sarà quello che farà la differenza tra le imprese di domani, tra quelle che vorranno e sapranno stare sui mercati italiani ed esteri e quelle che invece rimarranno in una posizione di retroguardia. In molti sostengono che la digitalizzazione in parte aiuta ad avviare le nuove aziende ma incide sui costi di queste ultime. Un suo pensiero al riguardo? Che incida sui costi non sono per niente d’accordo, la digitalizzazione non è un costo, è un investimento, è una opportunità. La sua incisione sul bilancio dell’azienda è tra le voci che meno incidono, perché sicuramente è inquadrata tra le voci che danno una maggiore resa. Per digitalizzare o migliorare la digitalizzazione della propria azienda esistono una serie di strumenti messi in campo da parte sia dal Governo che dalle Regioni e dal sistema camerale. Le Camere di Commercio stanno svolgendo un ruolo importantissimo sulla digitalizzazione delle imprese con strumenti che prevedono anche finanziamenti a fondo perduto. Dunque non è assolutamente un costo, è un investimento che nella maggior parte dei casi è ben finanziato. Parliamo di economia circolare e sostenibilità, che hanno ancora nel nostro Paese dei costi molto alti per le imprese. Lei prevede che si raggiunga un livello di sostenibilità accettabile entro il 2030 secondo i dettami dell’agenda ONU? Assolutamente si. Premesso che l’economia circolare e la sostenibilità sono parole d’ordine dalla quale oggi non si può derogare. Le imprese devono immaginarsi un futuro sostenibile, devono immaginarsi un futuro che faccia dell’economia circolare una opportunità ulteriore rispetto a quelle che ti offre il mercato e sono sicuro che tutte le imprese sane, tutte le imprese che hanno a cuore non solo l’ambiente ma anche i dipendenti, la vivibilità dell’azienda stessa ed in generale la vivibilità del nostro sistema economico, stanno già guardando con grande forza tutto quello che è il green ed il rispetto dell’ambiente. Moltissime imprese, anche le micro e quelle famigliari, stanno cogliendo le opportunità dell’economia circolare, ne stanno capendo i vantaggi e stanno usufruendo di tutte le possibilità che sono legate all’economia circolare e che sono state messe in campo dai vari attori istituzionali. In merito agli investimenti che vengono fatti in Italia e all’Estero, cosa significa “internazionalizzare” e quanto conviene farlo? Per noi internazionalizzarsi non vuol dire delocalizzarsi, vuol dire aprire le proprie prospettive di mercato a quello che è il mercato globale, ai Paesi esteri in cui il brand Made in Italy è ancora tra i più ricercati. L’Italia ed i suoi prodotti, sono graditissimi e ricercatissimi all’estero. Non tutte le aziende, specialmente quelle micro, piccole e medie hanno capacita di internazionalizzarsi perché per poterlo fare occorre una struttura fatta di export manager, fatta di gente che abbia conoscenza dei mercati esteri, di marketing, regolamentazioni e leggi che fanno riferimento ai mercati esteri. Per questo la nostra confederazione si è attivata con un Ufficio Estero che è in condizione di aiutare le micro imprese ad internazionalizzarsi senza dover gravare ulteriormente sui costi dell’azienda. L’internazionalizzazione sarà una tappa obbligata dei prossimi anni, perché il mercato italiano tenderà sempre di più a cristallizzarsi rispetto ad alcuni prodotti, per cui lo sbocco all’estero sarà una delle leve più importanti per i prossimi anni. Credo che bisogna fare un plauso a questo Governo ed al Ministro Di Maio, perché sull’internazionalizzazione il Ministero degli Esteri e gli Enti che dal Ministero dipendono, hanno firmato con le associazioni di categoria un protocollo importante, mettendo a disposizione importanti risorse per tutte le imprese, anche micro, piccole e medie che vogliono internazionalizzarsi. Tre le linee guida alla base di Confimprese Italia, una mi ha colpito in modo particolare: “La definizione e la proposizione di progetti di sviluppo per il territorio”. Dove va Confimprese? Quali sono i progetti futuri? Cosa può dirci il Presidente D’Amico sulle prospettive per il nostro Paese? Confimprese Italia va nella direzione di cui abbiamo parlato fino ad ora e cioè va nella direzione di aiutare sempre di più le micro, piccole e medie imprese, che ricordo essere il 96.6% del tessuto produttivo italiano, il 96.6% delle aziende italiane sono micro e piccole e sono dunque la vera spina dorsale della nostra economia. Confimprese va nella direzione di rappresentare queste imprese a tutti i livelli ed a tutti i tavoli, Comunali, Provinciali, Regionali e Nazionali, e nella direzione di aiutare queste imprese per le sfide del futuro a cominciare dalla transizione ecologica fino alla digitalizzazione e sburocratizzazione, accompagnando queste imprese in alcuni mercati internazionali, perché l’estero e tutto ciò che riguarda l’internazionalizzazione delle imprese può e deve diventare una priorità anche per le micro, piccole e medie imprese che invece non hanno mai guardato questo aspetto con sufficiente attenzione.

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