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La moda e l'artigianato sono un connubio imprescindibile per il made in Italy. Le seconde generazioni di artigiani sono quei giovani che hanno rilevato le attività di famiglia con passione, ma anche con cura e capacità, dopo un percorso di studi e apprendistato che li ha portati a migliorare il prodotto, sempre seguendo le orme già tracciate. Questo è il caso dell'azienda Talarico, dove Maurizio (il patron e fondatore) gestisce con Tiziano il nuovo manager l'azienda storica di cravatte di sartoria. Dalla Calabria, a Roma, al mondo, le cravatte di Talarico sono annodate al collo dei potenti, grazie ad un lavoro di ricerca e sperimentazione costante. Molte aziende italiane di grandi prospettive sono nate da piccoli finanziamenti e oggi, più che mai, attraverso il microcredito possono svilupparsi nuove imprese con un grande futuro nel settore moda ed in modo particolare quelle piccole attività che possono creare esclusività rivalutando i mestieri tradizionali, così come racconta lo stesso Tiziano Talarico.

Cosa significa oggi per un giovane avviare un’attività eco-sostenibile?

L’eco-sostenibilità è un argomento centrale, vediamo un Governo che l’ha affidata a un Ministro, quello per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale. L’ecosostenibilità sarà parte fondamentale della nostra società fino al 2030 e creare nuovi progetti nuove start up innovative proprio sull’ecosostenibilità è importante, per salvaguardare l’ambiente e perché si sta creando un’economia non indifferente con un rapporto di vendite e di interesse delle persone molto molto recettivo verso il mercato. Aprire un’attività per un giovane oggi significa entrare in un argomento che due generazioni non conoscono e vuol dire spiegare che cosa significa un progetto ecosostenibile cercando di avvicinare i giovani colleghi che non usano materiale eco-sostenibile a questa strada.

L’azienda Talarico è sinonimo di artigianalità, di cura di lusso ma anche di ricerca e sperimentazione. Quali sono le linee innovative e cosa significa oggi per un artigiano innovare?

La nostra azienda in epoca covid è stata la prima ad adattarsi al virus, abbiamo creato delle mascherine prima per beneficenza poi le abbiamo raffinate e abbiamo usato un prodotto nanotecnologico perciò ci siamo affidati alla scienza unendola ad un tessuto cioè la seta. Abbiamo fatto delle ricerche ad esempio sulla cravatta antistress, che se la strofini si sente l’odore di lavanda, perciò quando le vai a strofinare sprigiona un profumo che ti rilassa. Terzo progetto che abbiamo sviluppato è la cravatta antimacchia, così le persone non rovinano le cravatte. L’abbiamo fatta contro l’olio, contro il caffè, contro il vino, diminuendo così l’usura della cravatta stessa. Ultimo progetto, abbiamo realizzato una specie di scontistica per le persone che ci portano la cravatte vecchie, graffiate e usurate. Noi in cambio gli facciamo 40 euro di sconto sull’acquisto di cravatte nuove. Queste cravatte usurate saranno poi vendute ad un Consorzio della seta che ci pagherà la seta e con i soldi ricavati noi pianteremo degli alberi sul suolo di Roma, infatti abbiamo da poco avuto un incontro con Virginia Raggi con Roma Capitale, che ringrazio perché ha rinnovato il progetto e spero che anche la futura amministrazione Capitolina rinnoverà con noi.

Una tua considerazione, visto che sei il Presidente di Conflavoro Giovani, su che cosa può essere utile per avviare un’attività di impresa oggi?

Oggi abbiamo innanzitutto bisogno di misure fiscali per i giovani, fatte ad hoc per incentivare la fiscalità e soprattutto l’elasticità delle banche, perché a un giovane che si presenta in banca senza garanzie gli chiudono le porte. In Inghilterra è la banca la prima, se il progetto è valido, e si ha un business plan valido, ad entrare nelle quote della società, perciò ci vuole una elasticità delle banche, ho ricevuto feedback molto importanti da alcune società, associazioni ed enti che si occupano proprio di questo, per sviluppare nuove startup, startup innovative, senza bisogno di supergaranzie. Io penso che questi siano due temi centrali per un giovane che vuole aprire un’impresa e poi soprattutto la progettualità, la competitività e il sacrificio.

In questo potrebbe essere utile il microcredito come strumento per avviare un’impresa?

Il microcredito è utilissimo come strumento di attività di inizio d’impresa perché può permettere ai giovani di dare uno sprint iniziale. Ho visto anche i risultati della collaborazione con Roma Capitale, grazie al fondo creato sono già state aiutate 40-45 aziende e sono molto orgoglioso che aiutino la mia città e secondo me i giovani dovrebbero avvicinarsi e informarsi sull’Ente Nazionale per il Microcredito perché è davvero fondamentale per l’inizio.

Qual’è il tuo consiglio ai giovani e quali sono secondo te le caratteristiche che un giovane deve avere per avviare un’attività d’impresa?

Come ho detto prima, sicuramenta la caratteristica maggiore che un giovane deve avere per fare impresa è il senso del sacrificio. Bisogna tornare a fare artigianato, un giovane ad esempio può mettersi a fare colletti artigianali che costano 20 euro l’uno dal camiciaio, a 20 euro l’uno se ne vendi 100 al mese, che non sono poche, sono 2000 euro lordi al mese. Io non so quanti giovani oggi prendono 2000 euro lordi al mese, perciò basta tornare sull’artigianato oppure creare qualcosa di nuovo, ma la cosa fondamentale è il senso di sacrificio e soprattutto l’impegno, perché puoi anche avere l’idea più bella di questo mondo ma se poi non la porti avanti arriva l’azienda americana che ti ruba il progetto.

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