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L’educazione finanziaria digitale quale opportunità di trasformazione digitale

Tiziana Lang

Ricercatrice ANPAL, esperta di politiche del mercato del lavoro

Abstract

Digital transformation, digital Age, NRP, financial skills, digital financial literacy, youth, digital finance, financial inclusion. The article discusses the issue of financial education in the digital transition. Digital transformation is one of the drivers of the European Union development along with the green transition. Digital financial literacy can contribute to the digital transformation, the most digitized generations need to be empowered to seize the opportunities offered for digital financial inclusion (high digital skills). Young people moving towards entrepreneurship need to be assisted in digital financial literacy.

Sommario

1 La transizione digitale tra i driver di sviluppo dell’Unione europea

  1. La trasformazione digitale e il contributo all’educazione finanziaria digitale

2.1. L’educazione finanziaria digitale quale opportunità di trasformazione digitale

  1. L’educazione finanziaria per l’inclusione finanziaria digitale dei giovani
  2. I giovani imprenditori e l’alfabetizzazione finanziaria digitale

Parole chiave: trasformazione digitale, era digitale, PNRR, competenze finanziarie, educazione finanziaria digitale, giovani, finanza digitale, inclusione finanziaria

1 La transizione digitale tra i driver di sviluppo dell’Unione europea

Tra le priorità della Commissione europea per il quinquennio 2019-2024 rientra la realizzazione di un’“Unione pronta per l’era digitale”1. La presidente Ursula von der Leyen, nel presentare il programma politico della sua commissione, aveva già definito l’era digitale tra le più sfidanti per l’Unione soprattutto perché, storicamente, si accompagna alla sfida del cambiamento climatico che sta imponendo una trasformazione “verde” dell’intera economia mondiale. La digital transformation sin dall’inizio si accompagna al Green Deal europeo, con un rafforzamento reciproco che dovrebbe avere come esito il successo della “doppia-sfida” della trasformazione verde e digitale.

Se il Green Deal europeo deve portare a un cambio repentino di direzione della società europea verso soluzioni energetiche più sostenibili (efficienza nell’uso delle risorse, circolarità e neutralità climatica), la sfida digitale richiede che ogni abitante, lavoratore, impresa dell’Unione sia in grado di cogliere tutte le opportunità offerte da una società sempre più digitalizzata. Accanto alle azioni dedicate alla cibersicurezza e all’intelligenza artificiale, agli investimenti per il 5G e 6G (europei), e alla strategia europea dei dati2, la Commissione dedica particolare attenzione allo sviluppo delle competenze necessarie a vivere e operare nell’era digitale, con il rafforzamento dell’Agenda delle competenze3 dell’Unione europea (European Skills Agenda) e, anche, della Garanzia per i giovani4 che individuano nelle competenze digitali un elemento necessario per l’accesso al mondo del lavoro, nonché per le transizioni da un’occupazione all’altra. A questi si unisce il “Piano di azione per l’istruzione digitale”5 a supporto della diffusione dell’educazione digitale e delle competenze digitali in tutti i percorsi di istruzione, ad ogni livello. Non ultima la strategia europea per la finanza digitale6 che grazie ai progetti innovativi in tutti gli Stati membri potrà contribuire alla trasformazione digitale generale dell’economia e della società europea.

Ovviamente, non può essere tralasciato l’impatto che su queste linee politiche hanno avuto i lockdown e le varie misure di contenimento dettate dalla pandemia da coronavirus, con il massiccio ricorso a dispositivi digitali sia nell’istruzione e formazione sia nel lavoro. La didattica a distanza, la formazione continua e professionale via webinar, lo smart-working hanno impresso un’inattesa velocizzazione alla transizione digitale. Tanto da farne uno dei driver principali dello strumento temporaneo per la ripresa Next Generation EU (NGEU) che, in linea con quanto richiamato, promuove la duplice transizione verde e digitale per una Europa più sana, più forte e più equa. All’interno del NGEU, il dispositivo per la ripresa e resilienza7 (RRF) all’articolo 18, nel definire i contenuti obbligatori dei piani per la ripresa e resilienza (PNRR), richiede agli Stati membri di chiarire in che modo le misure previste dai rispettivi PNRR contribuiscono alla trasformazione digitale del Paese per un valore pari ad almeno il 20% della dotazione totale del piano.

Il regolamento delegato del RRF stabilisce, inoltre, gli indicatori comuni per il monitoraggio dell’attuazione dei traguardi e obiettivi dei PNRR fra i quali, in relazione alla transizione digitale, si indicano: il numero di abitazioni aggiuntive con accesso a Internet fornito attraverso reti ad altissima capacità grazie al dispositivo di ripresa e resilienza, il numero delle imprese che hanno beneficiato di un sostegno fornito da misure del PNRR per sviluppare o introdurre prodotti, servizi e processi applicativi digitali, il numero degli utenti di servizi, prodotti e processi digitali pubblici sia di nuova creazione sia rinnovati grazie alle misure del RRF.

È opportuno rammentare che il PNRR italiano contribuisce alla trasformazione digitale con il 29,55% del totale delle risorse del piano, quindi, con una quota superiore di quasi dieci punti percentuali a quella prevista dai regolamenti (20%). (Grafico 2)

L’obiettivo è di promuovere la transizione digitale e l’adozione di tecnologie innovative e di competenze digitali nel settore privato, incentivando il Made in Italy, lo sviluppo delle piccole, medie e grandi imprese italiane sui mercati internazionali e, non ultimo, introdurre l’era digitale nelle attività di cura e sanitarie (telemedicina, teleassistenza, telemonitoraggio) per aumentare l’autonomia delle persone non autosufficienti e favorirne la de-istituzionalizzazione. Ciò è realizzato sia con interventi infrastrutturali sia con azioni rivolte a persone e imprese, al fine di migliorare le competenze dei singoli e, al contempo, il grado di digitalizzazione delle organizzazioni, della produzione, della commercializzazione e dei servizi. Un esempio di contributo del PNRR alla trasformazione digitale sono le misure avviate per l’aggiornamento permanente dei dipendenti pubblici attraverso l’offerta di moduli formativi personalizzati e accordi di collaborazione con le università per il conseguimento di master e diplomi di laurea ad elevata specializzazione, orientamento personalizzato sulle soft-skills, etc. previste dalla Missione 1. Come pure il programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori (GOL) che, nella Missione 5 del PNRR, introduce la riforma delle politiche attive del lavoro ponendo al centro la personalizzazione degli interventi rivolti a disoccupati, percettori di sussidi, cassaintegrati a rischio di perdere l’occupazione, in particolare mediante percorsi di upskilling e reskilling delle competenze verso i settori nei quali si prevede uno sviluppo dell’occupazione, in particolare, nelle competenze digitali che dovranno essere rafforzate in almeno il 10% dei beneficiari attesi dal programma (target UE fissato a 3 milioni di beneficiari), quindi, 300.000, soprattutto giovani, donne e persone vulnerabili (disoccupati di lungo periodo, disabili, immigrati). Infine, bisogna ricordare gli investimenti considerevoli del PNRR per le competenze digitali a tutti i livelli scolastici nella Missione 4 Istruzione e Ricerca, che possono essere indirizzate anche all’inclusione e all’educazione finanziaria in considerazione della forte accelerazione impressa dalla pandemia alla trasformazione digitale (tra gli investimenti della Missione 4: 800 milioni di euro per la didattica digitale integrata e formazione sulla transizione digitale, 300 milioni per il finanziamento di start-up innovative nell’università e ricerca, 1 miliardo di euro per gli accordi per l’innovazione, ossia, progetti di ricerca per servizi e processi più digitali e sostenibili).

  1. La trasformazione digitale e il contributo all’educazione finanziaria digitale

L’acquisizione di competenze digitali contribuisce allo sviluppo dell’autonomia digitale delle persone, come pure della capacità individuale di muoversi in ambienti digitali senza correre rischi. La sempre più diffusa digitalizzazione mette alla prova il grado di alfabetizzazione digitale e finanziaria di ciascun individuo. Uno degli ambiti maggiormente esposti ai rischi di una rapida e incontrollata trasformazione digitale è quello finanziario. Tali rischi impattano potenzialmente sia sui consumatori che sulle piccole imprese, ad esempio, laddove siano assenti o deboli i meccanismi di protezione dei consumatori e delle piccole imprese (irregolarità sull’uso dei dati e loro riservatezza). Nuove tipologie di esclusione si osservano sia in determinati gruppi di popolazione (anziani, donne, giovani neet, micro e pmi, persone con bassi livelli di alfabetizzazione digitale e finanziaria) sia in alcune politiche (assicurazione, credito). Tra i rischi della insufficiente alfabetizzazione digitale e finanziaria, non ultimo, il sovra-indebitamento di alcuni gruppi, soprattutto i giovani (v. oltre).

Ci si domanda se, in un rapporto di reciprocità, l’innalzamento dei livelli di educazione finanziaria e digitale della popolazione possa contribuire alla trasformazione digitale dell’Unione europea e se, viceversa, gli strumenti della nuova agenda delle competenze in Europa - grazie alla nuova strategia digitale dell’UE e alle rinnovate strategie per l’industria8 e per le pmi9 - possano essere utilmente indirizzati anche verso la formazione o l’aggiornamento di competenze finanziarie digitali sin dai percorsi di istruzione e formazione, nonché nella formazione continua e negli investimenti in competenze delle singole persone. Se, come già argomentato su queste pagine10, “l’alfabetizzazione finanziaria è inserita tra le “competenze necessarie per la vita” che ogni adulto (ma anche ogni giovane) dovrebbe possedere, indifferentemente dall’età”, ancor più importante dovrebbe essere l’impegno per la formazione di competenze finanziarie digitali da parte dell’Unione e dei singoli Stati membri. Nel contesto della strategia dell’Unione europea sulla finanza digitale, a partire dal 2020, la Commissione ha promosso momenti di confronto su FinTech e innovazione digitale con i principali portatori di interesse negli Stati membri, che hanno visto la partecipazione anche del più vasto pubblico, nell’ottica di favorire lo sviluppo di sensibilità e conoscenza delle innovazioni introdotte nel mercato unico dei capitali dall’innovazione finanziaria digitale. Le risorse da dedicare a questo tipo di formazione possono essere rinvenute sia nella programmazione dei fondi strutturali e di investimento europei 2021-2027 di livello nazionale e regionale, sia nei programmi a gestione diretta dell’Unione (InvestEU, HorizonEurope, etc.) e, come visto nel precedente paragrafo, nel dispositivo per la ripresa e resilienza, attraverso i singoli piani nazionali (PNRR).

2.1 L’educazione finanziaria digitale quale opportunità di trasformazione digitale

La disruption digitale sta avendo un profondo e significativo effetto sul settore finanziario, andando a incidere sui vecchi modelli di business, nei processi o nei prodotti, e creandone di nuovi. Ciò ha spinto anche gli intermediari finanziari tradizionali (banche, istituzioni finanziarie) a modificare parte del proprio core business introducendo tecnologie digitali nei servizi al consumatore (consulenza che può essere condotta con l’uso dei telefoni cellulari).

La rapida transizione verso il digitale, tuttavia, se non corrisponde a solide competenze digitali di base nei consumatori può essere complessa da gestire e, nei casi nelle persone più vulnerabili, persino un ostacolo all’inclusione finanziaria. Già nel 2016, il gruppo del G20 per l’inclusione finanziaria11 aveva segnalato l’opportunità di modellare e accelerare l’uso degli strumenti digitali per migliorare l’accesso alle risorse e l’inclusione finanziaria delle persone a rischio di esclusione, in particolare, attraverso il rafforzamento dell’alfabetizzazione e della consapevolezza digitale e finanziaria (Principi di alto livello per l’inclusione finanziaria digitale, principio n.6)12.

La crisi da Covid-19 ha accelerato il passaggio verso la digitalizzazione in tutti i settori, compresi i servizi finanziari e l’informazione, l’educazione e la consulenza finanziaria. Le chiusure e le misure di contenimento attuate in molte economie di tutto il mondo hanno portato molti consumatori a ridurre l’uso del contante e a utilizzare sempre più i servizi finanziari digitali e le transazioni online, in alcuni casi per la prima volta. “Governments used digital payments to reach vulnerable citizens and customers increasingly used phones and cards to pay merchants. Measures also included regulations to support adoption of digital financial services during COVID-19. Data collected during the pandemic charts these positive shifts toward digital payment, but also highlights the unequal access to these services, especially among vulnerable groups13. In uno studio condotto dalla Banca Mondiale e dal Cambridge Centre for Alternative Finance (CCAF)14 a metà del 2020 è stato chiesto ai regolatori finanziari di 114 paesi di fornire informazioni sulle dinamiche del mercato durante la pandemia; ne è emerso un quadro dove gli incrementi di attività più significativi si rinvengono nei pagamenti digitali (65%), nel digital banking (24%), nel risparmio (22%) e nei prestiti (14%). Nel Grafico 3 sono messi a confronto i dati relativi ai mercati emergenti ed economie in via di sviluppo (colonne verdi) e alle economie più avanzate (colonne grigie). (Grafico 3)

Allo stesso tempo, durante la pandemia, sono aumentate significativamente le frodi finanziarie e le truffe online. Ciò ha significato che, i consumatori, e specialmente i più vulnerabili, hanno avuto bisogno di capire i benefici e i rischi dei servizi finanziari digitali, come fare transazioni online in sicurezza, e come identificare le frodi finanziarie e le truffe online.

A seguito delle restrizioni legate alla Covid-19 e dello sviluppo del mercato finanziario digitale nella pandemia, molti governi hanno trasferito online o su altri strumenti digitali le informazioni e i programmi di educazione finanziaria indirizzati, in particolare, alle persone con difficoltà finanziarie come rilevato in un sondaggio condotto tra i paesi membri di OCSE/INFE nel settembre 2020. Nel successivo rapporto OCSE/INFE 202115 si conferma l’uso crescente degli strumenti digitali anche oltre la pandemia. Questi stanno diventando la forma prevalente di comunicazione ed erogazione dell’educazione finanziaria poiché hanno numerosi vantaggi: consentono economie di scala, aumentano la portata dell’investimento, rendono gli interventi scalabili e fruibili da un pubblico più ampio, con costi inferiori per utente rispetto ai canali tradizionali. Inoltre, la distribuzione digitale dei contenuti ha il vantaggio di adattarsi alle diverse esigenze e preferenze degli utenti/consumatori, comprese le persone più svantaggiate. Si è rilevato, inoltre, che l’alfabetizzazione finanziaria digitale è in grado di incentivare comportamenti finanziari positivi e incoraggiare un cambiamento di comportamento, grazie a funzioni che possono essere facilmente incorporate negli strumenti digitali, quali: promemoria, strumenti di confronto, funzioni per fissare obiettivi personali, simulazioni per il “learning by doing”. Infine, ma non ultimo, gli strumenti digitali consentono ai governi e ai designer di monitorare l’uso e le opinioni relative ai contenuti di educazione finanziaria per adattare e aggiornare contenuti e formato con l’obiettivo di soddisfare le esigenze dei gruppi più bisognosi.3. L’educazione finanziaria per l’inclusione finanziaria digitale dei giovani

Nel rapporto dell’OCSE dedicato alla promozione dell’inclusione finanziaria digitale dei giovani (2020)16 stupisce il basso livello di bancarizzazione dei giovani della fascia di età 15-24 anni a livello globale: meno del 50% degli 1,2 miliardi di giovani nel mondo risultano avere rapporti con il sistema bancario (conto corrente, libretto di risparmio, carta di pagamento, etc.). Il rapporto esamina i fattori che possono contribuire all’inclusione finanziaria dei giovani e il ruolo dei servizi finanziari digitali nel soddisfare i loro bisogni finanziari. L’accesso ai servizi finanziari può essere, infatti, un fattore abilitante per i giovani contribuendo al loro empowerment e benessere, se declinato secondo i loro bisogni e in accordo con le varie fasi di vita. Tra i fattori che possono influenzare negativamente un’effettiva inclusione finanziaria, rientrano la disoccupazione e la difficoltà di accesso alle risorse finanziarie (come segnalato dalla maggioranza dei governi dei paesi che aderiscono all’OCSE). A livello globale nel 2020, ossia prima della pandemia da Covid-19, il tasso di disoccupazione tra i giovani era piuttosto elevato (13,8%). Per i giovani della fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni la probabilità di essere disoccupati era di due volte e mezza maggiore rispetto alle persone di età compresa tra i 25 e i 64 anni. Conseguentemente ne risulta che la disponibilità di reddito dei più giovani è inferiore rispetto alle persone tra i 25 e i 64 anni. La pandemia ha sicuramente contribuito ad esacerbare l’incertezza finanziaria dei giovani, soprattutto i più vulnerabili tra di essi, ossia quelli privi di reti di sicurezza o di ammortizzatori finanziari, come pure quelli che lavorando nell’economia informale e in impieghi non standard (part time, a tempo determinato, etc.) sono stati più colpiti dalla crisi a causa della perdita del lavoro per il mancato rinnovo, alla scadenza, dei contratti a tempo determinato (e perdita del reddito). Nel 2019 i giovani con un impiego stabile che avevano accesso a servizi finanziari formali rappresentavano il 23,7% del totale, una quota quasi doppia rispetto a quella dei giovani disoccupati (12%) (ILO, 2019). La percentuale di questi ultimi potrebbe aumentare considerevolmente a causa della riduzione delle opportunità occupazionali derivata dalla pandemia, nonché dell’effetto della Covid-19 sul benessere mentale, sulla perdita di reddito, sulle interruzioni dei percorsi di istruzione e formazione, sulle relazioni familiari e sulle amicizie, nonché sulla limitazione delle libertà individuali dei più giovani.

È nel post-pandemia, quindi, che si rende più urgente la prosecuzione delle attività dedicate all’alfabetizzazione e alla consapevolezza digitale e finanziaria, soprattutto tra i gruppi di popolazione esclusi e poco forniti dal settore privato. È noto che l’alfabetizzazione finanziaria è un’abilità essenziale per i giovani. È pertanto fondamentale introdurre e sostenere iniziative di educazione finanziaria di alta qualità e ricorrenti nelle fasi di transizione della vita dei giovani, affinché quelli più bisognosi di sostegno possano accedervi e trarne effettivo vantaggio. Possedere competenze digitali specifiche è essenziale per i giovani, per sfruttare appieno le opportunità delle tecnologie digitali riducendo al minimo i rischi che queste portano con sé. Tra le competenze di base da costruire in tutti i giovani, fin dai primi anni di formazione, affinché l’istruzione finanziaria e digitale possa essere considerata di successo, rientrano: l’alfabetizzazione finanziaria, il calcolo e le competenze socio-emotive. L’analfabetismo finanziario, infatti, rimane una priorità anche in quei paesi con mercati finanziari sviluppati dove, tuttavia, si riscontra un uso non ottimale di prodotti finanziari a più alto costo e più alto rischio da parte dei giovani, che incontrano particolari difficoltà nella gestione delle loro risorse (denaro) come pure nella pianificazione del risparmio per il futuro. Lo sviluppo di programmi di educazione finanziaria digitale destinati a migliorare l’alfabetizzazione finanziaria digitale, con un focus sulle competenze che saranno probabilmente critiche per coloro che partecipano all’economia digitale, sarà sempre più importante nell’educazione per l’era digitale.

La solida educazione finanziaria dei giovani rappresenta ancora una priorità perché, tra le varie finalità, prepara il terreno all’inclusione finanziaria digitale. Quest’ultima può dirsi soddisfacente quando ragazzi e ragazze sono in grado di gestire in autonomia le proprie risorse e di pianificare il risparmio per il futuro utilizzando al meglio ,- e con piena competenza - le molteplici innovazioni tecnologiche che caratterizzano orizzontalmente i settori dell’intermediazione bancaria e finanziaria: dai pagamenti (instant payment, portafogli elettronici, near-field communication) al credito (crowdfunding e online market lending), alle assicurazioni e agli investimenti (robo-advisory, intelligenza artificiale, internet of things) al core banking (banche digitali online), all’identificazione biometrica o ai servizi di supporto al back-end (cloud-computing e big data).

Man mano che le coorti più informate ed esperte in ambiente digitale (con solide competenze digitali) entreranno nei mercati finanziari e saranno più coinvolte nel mercato del lavoro e negli investimenti, aumenterà la domanda di servizi finanziari di facile accesso, semplici, attraenti e a basso costo. Per questa ragione i principali beneficiati della digitalizzazione dei servizi finanziari possono essere proprio i giovani. L’indice di adozione Fintech18, vedi grafico 4, mostra che sono i giovani a influenzare la scelta di strumenti digitali in ambito finanziario (Fintech), in particolare, quelli della coorte 24-35 anni, anche se l’aumento registrato nell’uso di Fintech nel biennio 2017-2019 è stato superiore tra i giovani della coorte 18-25 anni. Deve essere nondimeno evidenziato che, nel medesimo lasso temporale anche tra le fasce di età più elevate l’aumento del ricorso a Fintech è stato molto significativo (+ 33% nella fascia di età 55-64 anni) pur rimanendo molto al di sotto del tasso di adozione dei più giovani, con il 44% contro il 67% di questi ultimi. (Grafico 4)

Il fatto che le giovani generazioni siano più immerse nell’economia digitale, anche attraverso gli acquisti e i servizi finanziari online, non può automaticamente lasciar presumere che essi abbiano tutte le competenze, le conoscenze e la comprensione necessarie che devono essere messe in campo nell’uso di Fintech. Il migliore accesso ai servizi finanziari attraverso il Fintech richiede livelli elevati di alfabetizzazione finanziaria digitale per farne un uso efficace e per evitare comportamenti “a rischio” (vendite sbagliate, frodi come il phishing, attacchi hacking, l’uso non autorizzato dei dati, trattamenti discriminatori e problemi comportamentali, come l’eccessivo indebitamento).

Al contempo, deve essere considerato che i giovani finanziariamente esclusi spesso non hanno accesso a strumenti digitali (ad esempio quelli con disabilità o i giovani Neet particolarmente distanti dai percorsi formativi o dal lavoro). Nei confronti di questi giovani, svolgono un ruolo essenziale i servizi finanziari tradizionali che possono sostenerne i percorsi di istruzione, occupazione, coaching o mentoring per uno sviluppo realmente inclusivo, anche dal punto di vista della inclusione finanziaria digitale.

4.I giovani imprenditori e l’alfabetizzazione finanziaria digitale

Un’ulteriore riflessione può essere dedicata all’alfabetizzazione finanziaria digitale per i giovani neoimprenditori. In un test condotto sui giovani imprenditori studenti universitari dall’Universitas Ciputra (Indonesia)19 per indagare il livello di alfabetizzazione finanziaria (anche digitale) sono stati analizzati diversi ambiti e il relativo grado di competenza finanziaria, più specificamente: biografico (dati su famiglia, studi, attività), finanza personale, risparmi e prestiti, assicurazioni e investimenti per il futuro. I livelli di conoscenza sono stati classificati in una scala da fortemente insufficiente a molto buono. La competenza finanziaria in relazione alle finanze personali è risultata da sufficiente a moderata solo nel caso della pianificazione finanziaria personale e del calcolo delle tasse relative all’affitto di immobili, mentre appare fortemente insufficiente sui concenti di spesa e reddito, liquidità e patrimonio. Molto insufficienti le conoscenze in tema di fido/scoperto bancario, mentre buone quelle relative al miglioramento del rating di credito. La conoscenza dei rischi di investimento e dell’effetto della variazione della valuta estera su altre valute estere è molto bassa. L’aspetto dell’alfabetizzazione finanziaria meglio padroneggiato dai giovani studenti imprenditori è quello del risparmio e dei prestiti; ciò è determinato, secondo i ricercatori che hanno realizzato lo studio, dal fatto che i giovani imprenditori devono quotidianamente occuparsi dell’afflusso di nuovi capitali da dedicare alla propria attività di impresa e lo fanno ricorrendo a prestiti (da genitori, parenti, amici o banche). Ne emerge un quadro in cui la modalità di gestione del denaro appare ancora molto conservativa, con la forte propensione a mantenere i profitti di impresa in banca (risparmio). Questi giovani hanno familiarità con l’industria bancaria, la più prossima ai loro affari giornalieri, per questa ragione conoscono meglio il concetto di risparmio e prestito, piuttosto che quello di assicurazione. Il punto più vulnerabile nella loro alfabetizzazione finanziaria è rappresentato dalla scarsa conoscenza del settore “assicurazioni”, probabilmente poiché ancora non avvezzi all’idea dell’assicurazione quale strumento per minimizzare i rischi aziendali.

Pur tenendo conto dei limiti dello studio (campione limitato, provenienza sociale simile) e del contesto territoriale non europeo in cui è stato condotto, tuttavia, riteniamo che alcune delle indicazioni fornite dall’indagine potrebbero essere utilmente prese a riferimento anche nel contesto dei paesi europei alla luce delle risultanze dell’ultimo rapporto biennale dell’Ocse dedicato all’imprenditorialità20. Il rapporto (2021) indica tre ambiti di azione prioritaria per le politiche future dei governi a sostegno delle imprese micro, piccole e medie: l’ambito finanziario (maggiore iniezione di risorse), delle competenze e del supporto su misura. Ci interessa, in particolare, il secondo ambito laddove si segnala il bisogno degli imprenditori di “better skills programmes to support their aspirations and increase the chances that they develop sustainable businesses, including on financial literacy, digital skills and business acumen21, quindi, anche le competenze di alfabetizzazione finanziaria e digitali per favorire la sostenibilità delle imprese avviate o in fase di avvio. Il rapporto mette in luce, infine, come queste competenze siano particolarmente carenti nei gruppi svantaggiati tra i quali i giovani alla prima esperienza di impresa. Un primo passo potrebbe essere l’utilizzo, da parte delle agenzie e istituzioni pubbliche incaricate di sviluppare programmi di sostegno all’imprenditorialità giovanile, del cosiddetto approccio “a imbuto” per offrire programmi di educazione finanziaria (anche digitale) nei curricola scolastici a molti giovani “potenziali” imprenditori, per poi selezionare quelli che dimostrano maggiori potenzialità di successo per una formazione di follow-up più intensiva e sovvenzioni per la creazione d’impresa a coloro che dimostrano interesse nell’abbracciare la scelta del lavoro autonomo imprenditoriale22. A quelli che decidono di fare impresa viene poi offerto sostegno di coaching e al mentoring anche prolungato (fino a due anni dallo start-up).

In relazione alle future politiche pubbliche per l’imprenditorialità giovanile, la trasformazione digitale abbracciata dall’Unione europea è richiamata sia nella comunicazione sull’Unione dei mercati di capitali23, che insiste sulla necessità di aumentare gli investimenti per le imprese innovative digitali che solo i mercati dei capitali possono offrire, in parte per il fatto che tali imprese non dispongono delle garanzie reali materiali richieste dal sistema bancario tradizionale; sia nella strategia europea per la finanza digitale che delinea le politiche future per uno sfruttamento pieno del potenziale della finanza digitale a vantaggio dell’innovazione e concorrenza, nel rispetto dei vincoli dettati dalle normative in tema di privacy e attenuazione dei rischi, in particolare per i singoli consumatori e per le micro e pmi. Il passaggio irreversibile verso la digitalizzazione dell’attività economica verificatosi con la pandemia da Covid-19 ha cambiato i comportamenti delle imprese sia nelle catene di approvvigionamento sia nel soddisfare la domanda dei clienti (passaggio all’e-commerce e aumento dei pagamenti online). Queste tendenze, tuttavia, possono rappresentare anche una sfida per gli imprenditori che mancano di competenze digitali, e in particolare di competenze finanziarie digitali. Un altro motivo di apprensione è rappresentato dalla insufficiente disponibilità di risorse da investire per la digitalizzazione dell’attività o di parte di essa. Tra le azioni indicate ai governi dall’Ocse e dalla Commissione europea per accrescere la consapevolezza dei benefici della digitalizzazione (campagne informative), il sostegno allo sviluppo di competenze digitali avanzate (marketing online, sicurezza digitale, gestione dei processi) o all’accesso a servizi specializzati di sviluppo aziendale e programmi di estensione tecnologica, si sottolinea l’importanza di offrire percorsi di alfabetizzazione finanziaria digitale di base e avanzati anche attraverso sessioni dedicate (webinar, affiancamento da parte di mentori, autovalutazione e automonitoraggio), con una valutazione dei meccanismi di fornitura digitale, affinché quanto sperimentato durante la pandemia (coaching, formazione, mentoring online, anche di gruppo) possa essere messo a sistema a vantaggio di tutti i giovani imprenditori e migliorato in futuro. Un’ultima considerazione sul supporto all’educazione finanziaria digitale dei giovani imprenditori potrebbe riguardare un “nuovo” ruolo, aggiuntivo, per i programmi di microfinanza e microcredito. Una sorta di evoluzione della microfinanza nella trasformazione digitale che preveda l’affiancamento delle persone più vulnerabili (tra i quali i giovani, le donne, le persone non native dell’UE) non solo nell’accesso al credito e nella consapevole restituzione, ma anche nello sviluppo di quella competenza finanziaria digitale, che abbiamo visto essere necessaria per un’effettiva partecipazione di queste imprese alle opportunità offerte dalle transizioni in atto per lo sviluppo e rafforzamento futuro delle loro attività.

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BOX 1 – Strumenti per l’educazione finanziaria digitale dei giovani

Sempre più spesso, autorità pubbliche e stakeholder finanziano lo sviluppo di giochi e altri strumenti interattivi destinati al learning by doing dei più giovani su budget, risparmio, investimenti etc. per migliorare la loro resilienza finanziaria. Esistono diversi esempi di siti web concepiti come repository di contenuti di educazione finanziaria per insegnanti ed educatori17.

In Nuova Zelanda, la Commission for Financial Capability (CFFC) rende disponibile online un’ampia gamma di risorse che supportano Sorted in Schools, un programma sviluppato per il lavoro di classe come parte del curriculum scolastico.

In Italia, la Banca d’Italia, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, ha sviluppato percorsi tematici per gli studenti della scuola secondaria, nonché un sito web interattivo per la consultazione di opuscoli didattici da parte delle scuole di ogni ordine e grado, a supporto dell’insegnamento in classe (in presenza e a distanza) e per l’assegnazione dei compiti a casa. Inoltre, la CONSOB ha sviluppato, con il patrocinio degli Uffici Scolastici Regionali, percorsi didattici per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado dal titolo: “La finanza una storia da raccontare... dal baratto al bitcoin”, per supportare gli insegnanti nella scelta degli strumenti e dei materiali digitali da utilizzare durante le lezioni (ad esempio: un gioco sugli investimenti finanziari).

In Spagna, nell’ambito della strategia nazionale, la Banca di Spagna e la Commissione Titoli (CNMV), forniscono guide per studenti e insegnanti, giochi e laboratori di attività attraverso un sito web dedicato (Geepeese) a supporto del programma scolastico che mira a fornire una guida, non solo agli studenti ma anche ai loro genitori.

In Portogallo, il sito web del Piano Nazionale di Educazione Finanziaria (“Todos Contam”) offre una biblioteca digitale dedicata esclusivamente ai giovani con video, work books, giochi, consigli e spettacoli teatrali. L’erogazione digitale permette anche di progettare interventi di alfabetizzazione finanziaria in cui i giovani sperimentano, in un ambiente controllato, le decisioni finanziarie che prenderanno nei primi anni della vita adulta.

Molti programmi digitali si avvalgono in particolare della gamification e di simulazioni a vantaggio di un migliore apprendimento da parte degli studenti rispetto a condizioni non di gioco poiché incorporano approfondimenti comportamentali.

È il caso del gioco progettato in Italia dalla CONSOB che è destinato a un uso in classe vis-a-vis con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dei bias comportamentali che influenzano le scelte di investimento, insegnando al contempo il funzionamento dei mercati finanziari. La Banca d’Italia ha progettato un quiz educativo per le classi delle scuole medie e superiori sulle caratteristiche e i rischi degli strumenti di pagamento elettronici.

In Lussemburgo, la commissione dei mercati finanziari ha progettato uno strumento digitale (FinGol: The Financial Game of Life) che attraverso una chatbox simula la vita finanziaria di un adulto, dalla ricerca di un lavoro alla gestione del proprio budget, ecc.

In Svezia, l’autorità dei mercati finanziari Finansinspektionen e il Museo dell’Economia, offrono un’App per smartphone ispirata a un gioco fisico, il Coin Cabinet, destinato all’uso da parte di bambini di 8-10 anni; il gioco consiste nel provare diversi lavori, gestire e assumersi la responsabilità del salario corrispondente e gestire un budget (cibo, alloggio, ecc.).

Bibliografia essenziale

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Commissione europea, COM (2020) 102 final, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni su Una nuova strategia industriale per l’Europa, 2020

Commissione europea, COM (2020) 103 final, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni su Una strategia per le PMI per un’Europa sostenibile e digitale, 2020

Consiglio europeo, Raccomandazione del Consiglio del 22 maggio 2018 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente (2018/C 189/01)

AAVV, “Financial literacy level of young entrepreneurs in the private university”, JAM 18/2, 2020 (https://www.researchgate.net/publication/341874789_financial_literacy_level_of_young_entrepreneurs_in_the_private_university).

OECD (2020), Advancing the Digital Financial Inclusion of Youth, (https://www.oecd.org/daf/fin/financial-education/advancing-the-digital-financial-inclusion-of-youth.htm)

OECD/European Commission(2020), “Policy brief on recent developments in youth entrepreneurship”, OECD SME and Entrepreneurship Papers, n.19, Paris (https://dx.doi.org/10.1787/5f5c9b4e-en).

NOTE

1 Factsheet “A Europe fit for the Digital Age”, https://ec.europa.eu/info/publications/factsheets-europe-fit-digital-age_it

2 COM (2020) 66 Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 19 febbraio 2020 su Una strategia europea per i dati

3 COM (2020) 274 final, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 7 luglio 2020, su Un’Agenda per le competenze per l’Europa, per la competitività̀ sostenibile, l’equità sociale e la resilienza.

4 COM (2020) 276 final, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 1 luglio 2020 sul Sostegno all’occupazione giovanile: un ponte verso il lavoro per la prossima generazione.

5 Piano d’azione per l’istruzione digitale (https://education.ec.europa.eu/it/piano-dazione-per-listruzione-digitale-2021-2027).

6 COM (2020) 591 final, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni del 24 settembre 2020 relativa a una strategia in materia di finanza digitale per l’UE.

7 Regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 febbraio 2021, che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza e Regolamento delegato (UE) 2021/2106 della Commissione del 28 settembre 2021 che stabilisce gli indicatori comuni e gli elementi del quadro di valutazione della ripresa e della resilienza.

8 COM (2020) 102 final, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 10 marzo 2020, Una nuova strategia industriale per l’Europa.

9 COM (2020) 103 final, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 10 marzo 2020, Una strategia per le PMI per un’Europa sostenibile e digitale.

10 T.Lang, “Il nuovo quadro sulle competenze finanziarie degli adulti nell’Unione europea”, in Microfinanza n.38, X, 2022, pp.32-39 (https://rivista.microcredito.gov.it/images/n38/Rivista38f.pdf).

11 Global Partnership for Financial Inclusion (GPFI)

12 G20, High-Level Principles for Digital Financial Inclusion, 2020 (https://www.gpfi.org/publications)

13 G20 Italia, The impact of COVID-19 on digital financial inclusion, 2021( https://www.gpfi.org/publications)

14 WorldBank et al., The global Covid-19 Fintech Regulatory Rapid Assessment Study, 2020

15 OECD (2021), G20/OECD-INFE Report on supporting financial resilience and transformation through digital financial literacy, Paris, 2021 (www.oecd.org/finance/supporting-financial-resilience-and-transformation-through-digital financial-literacy.htm)

16 OECD (2020), Advancing the Digital Financial Inclusion of Youth, Paris, (https://www.oecd.org/daf/fin/financial-education/advancing-the-digital-financial-inclusion-of-youth.pdf).

17 I contenuti del Box sono tratti da OECD (2021) G20/INFE Report on supporting Financial Resilience and transformation through digital financial literacy, Paris (https://www.oecd.org/daf/fin/financial-education/G20-OECD-INFE-report-supporting-resilience-through-digital-financial-literacy.pdf).

18 L’Indice di adozione Fintech (Financial and Technology) è stato sviluppato da EY nel 2015 per rilevare quanti tra i consumatori digitalmente attivi utilizzavano effettivamente servizi Fintech su base regolare. Per utilizzatori Fintech si intendono coloro che nei sei mesi precedenti hanno utilizzato due o più servizi Fintech, ossia sviluppati da una start-up innovativa finanziaria o da una scale-up o anche da aziende di servizi non finanziari.

19 AAVV, “Financial literacy level of young entrepreneurs in the private university”, JAM 18/2, 2020 (https://www.researchgate.net/publication/341874789_financial_literacy_level_of_young_entrepreneurs_in_the_private_university) .

20 OECD (2021), The missing entrepreneurs, Paris

21 Ibid. p.23.

22 OECD/European Commission (2020), “Policy brief on recent developments in youth entrepreneurship”, OECD SME and Entrepreneurship Papers, n.19, Paris, 2020 (https://dx.doi.org/10.1787/5f5c9b4e-en).

23 COM (2020) 590 final, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni su Un’Unione dei mercati dei capitali per le persone e le

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