professione formatore: l’eDucazione finanziaria parte Da Qui

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di Elisa Pandolfi

carmelo cutrufello è formatore, con l’associazione ulisse, piccola associazione siciliana, opera nel territorio della provincia di messina. Ci racconti la storia della sua Associazione. È un’associazione strutturata sul territorio che ha contatti con le aziende, con i centri per l’impiego e con la struttura dell’ Ente Nazionale per il Microcredito. Noi aiutiamo i giovani del nostro territorio a trovare una collocazione lavorativa e anche nell’avvio all’imprenditorialità. Purtroppo in Sicilia lavoriamo in un contesto molto complicato, in particolare la provincia di Messina, è uno tra i territori più difficili dal punto di vista occupazionale, ha grandi difficoltà sia strutturali sia economiche. I settori principali in cui i nostri giovani trovano occupazione sono quelli del turismo e dei servizi, però molto spesso si tratta di lavori con mansioni poco qualificate e con una retribuzione media molto bassa. Le aspirazioni che invece i nostri giovani hanno sono quelle di crescere professionalmente e per questo cercano sfogo all’interno di progetti di imprenditorialità che consentano loro di raggiungere questo obiettivo. Principalmente il nostro target è composto da under 29, sono giovani neet e spesso ragazzi con problemi di disabilità. In particolare abbiamo notato che grazie al progetto formativo sono emerse delle competenze importanti e una grande volontà di impegnarsi nel settore della trasformazione di prodotti agricoli, ad esempio molti ragazzi hanno chiesto la possibilità di aprire dei laboratori artigianali legati alla trasformazione del pesce, della birra o del latte tramite caseifici o anche salumifici. Alcune di queste prospettive si sono poi trasformate in percorsi formativi, altre invece per via del covid, che ha segnato profondamente le nostre vite, si sono interrotte. Si può fare una stima di quanti giovani avete formato e quanti di questi giovani poi hanno realizzato la propria idea imprenditoriale? In sostanza abbiamo avuto circa una trentina di beneficiari, di questi circa il 50% sono stati poi finanziati. In realtà però non tutti attraverso il Selfiemployment, alcuni hanno poi deciso di indirizzarsi verso un’altra misura che è quella del “Io resto al Sud”, perché le regioni meridionali sono beneficiarie di un vantaggio economico non indifferente rispetto al Selfiemployment, quindi molti si sono rivolti poi a quell’altra misura imprenditoriale. Il dato che ho riscontrato come formatore è che il 100% dei giovani che hanno abbracciato il nostro percorso formativo arrivano con competenze pari a zero in campo economico, persino quelli che hanno avuto una formazione attraverso gli istituti superiori o anche quelli laureati in materie di indirizzo economico/giuridico, per questo il percorso formativo diventa fondamentale per chiunque voglia aprire un’attività di impresa. Quindi il percorso andrebbe anche rafforzato e reso probabilmente obbligatorio per chiunque voglia avvicinarsi a un progetto di impresa. Se dovesse fare una classifica delle difficoltà che incontrano i giovani in ambito formativo cosa metterebbe ai primi tre posti? Quali sono le difficoltà maggiori che un giovane può riscontrare nello strutturare un proprio progetto di impresa? C’è un ventaglio di opzioni che vanno valutate, il primo passo sono le competenze di base che sonocarenti, i giovani, anche quelli che hanno seguito percorsi di studio superiori o universitari non hanno a disposizione gli strumenti necessari per comprendere il funzionamento del mercato sia economico-finanziario che del prodotto bene-servizio che loro vogliono realizzare. Quindi il primo passo è fornire loro le competenze minime necessarie per capire l’ambiente in cui si trovano, secondariamente serve un percorso di riorganizzazione delle competenze. Dopodiché sicuramente andrebbe fornita una formazione che comprenda tutti gli aspetti necessari per la realizzazione di un buon business plan. Non ultima, per esempio, la comunicazione: errori vengono fatti nell’utilizzo di strumenti obsoleti come i cartelloni pubblicitari e non altre forme di pubblicità meno costose come i social network. Come sono organizzati i vostri corsi? Ovviamente parliamo del periodo pre e post pandemia che credo abbia trasformato in modo significativo l’approccio alla formazione. In tanti si sono trovati a dover fare i conti con l’impossibilità di incontrare direttamente i giovani, di poter discutere con loro di un progetto e hanno quindi dovuto strutturare dei corsi didattici on-line. Abbiamo trovato il metodo funzionale e comodo, sia noi che i ragazzi che hanno potuto seguire i programmi di intervento formativo senza interruzioni. La FAD (formazione a distanza) infatti elimina il problema logistico, ognuno fa il corso dal suo ufficio o da casa, senza doversi spostare. La FAD consente di avere studenti collegati da territori diversi, quindi è stato un vantaggio perché in tanti hanno potuto acquisire esperienza anche da distanze notevoli risparmiando moltissimo in termini di tempo e di trasferimenti e hanno avuto, paradossalmente, un contatto più frequente con chi conduce i corsi. Abbiamo avuto la possibilità di interagire in maniera costante durante tutto il periodo del corso, anche lo scambio di documenti è diventato molto più semplice, quindi per noi è stato un grande vantaggio. Ci racconta di un progetto che l’ha colpita in maniera particolare? Uno dei progetti che ho particolarmente a cuore, per i suoi risvolti sociali, è quello di una ragazza di nome Cristiana che avendo avuto esperienza come docente all’interno di un centro diurno per ragazzi autistici, ha voluto realizzare un laboratorio che è diventato a sua volta un centro che ospita questi ragazzi, i quali possono frequentare lì con lei dei corsi di ceramica. Un progetto particolarmente interessante. Il microcredito visto come strumento di sviluppo economico, una nuova forza per quanto riguarda la possibilità di far crescere l’economia del territorio. Lei personalmente cosa ne pensa del microcredito e in generale di questa nuova opportunità che viene data ai giovani ma anche a tutti coloro che vogliono avviare una propria attività imprenditoriale e che purtroppo vengono definiti non bancabili? Ritengo che il microcredito sia uno strumento utilissimo, lo considero idoneo soprattutto per le aziende che sono già strutturate. Secondo me è uno strumento eccezionale, sia per l’impegno da parte dello Stato nel garantire lo sviluppo delle microimprese e sia perché costituisce un polmone in questo momento per le aziende che si trovano in crisi di liquidità. Personalmente ritengo che lo strumento non si adatta a chi vuole fare start-up di imprese, perché chi vuole avviare una startup, dovrebbe partire con maggiore leggerezza, dovrebbe utilizzare gli strumenti finanziari che non provocano poi il patema d’animo della rata. Ritengo anche che, aver aumentato la soglia fino a 50.000 euro sia stata un’ottima idea da parte del legislatore, perché comunque un programma di spesa da 35.000 euro è fuori dalla possibilità di applicazione all’interno di un contesto in cui per un laboratorio di pasticceria occorre spendere almeno 50/60.000 euro solo per i macchinari, così come per qualsiasi altro tipo di laboratorio o strutturaAUGUSTO DI LAZZARO ADL FORMAZIONE LAZIO Sono Augusto Di Lazzaro, presidente della ADL Formazione, Ente accreditato presso la Regione Lazio e soggetto attuatore del progetto. Sono anche tutor dell’Ente Nazionale per il Microcredito e mi occupo di questo tipo di progettazione da molti anni. L’ADL Formazione è una scuola che da sempre è attenta ai giovani. Noi siamo anche formatori delle attività di apprendistato e siamo quindi spesso a contatto con giovani che hanno meno di 30 anni. In questi ultimi anni ci siamo dedicati fortemente anche a Yes I Start Up con cui siamo ormai alla quarta edizione. Siamo riusciti ad implementare questa attività anche grazie alla volontà della nostra struttura interna, che segue a 360 gradi questo progetto. Abbiamo avuto delle belle soddisfazioni, abbiamo trovato dei soggetti molto motivati per quanto riguarda l’apertura delle proprie attività e soprattutto molto attenti alle dinamiche del corso. I ragazzi erano molto indietro con la conoscenza tecnica della gestione d’impresa ma hanno recepito bene anche gli aspetti successivi al corso stesso, con particolare riferimento ai dettagli del business plan che andava creato. Noi poniamo tanta attenzione nel creare un business plan che abbia quanta più possibilità di essere quello effettivo della fase di start-up dell’impresa. Creare un business plan quanto più reale e fattivo consentirà poi di monitorarlo e vederlo andare a regime. Quanti giovani avete formato e quanti di loro hanno intrapreso un’attività imprenditoriale nuova? Abbiamo fatto quattro corsi e formato circa 22 ragazzi e l’80% di loro hanno poi presentato domanda e ricevuto il finanziamento e quindi avviato l’attività. Si parla di percorsi personalizzati per sostenere l’autoimprenditorialità. Voi come avete organizzato il corso? Quali sono le figure che partecipano al corso e come seguite i ragazzi che vogliono realizzare il proprio business plan? Essendo tutor dell’Ente Nazionale per il Microcredito io mi occupo proprio della creazione della fase finanziaria, avendo un’esperienza di circa 20 anni sui progetti che riguardano la finanza agevolata. Abbiamo poi al nostro interno figure molto preparate anche sul marketing e le gestione delle risorse umane, ci teniamo a seguire i ragazzi a 360 gradi. Educazione finanziaria e giovani. Quali sono le maggiori criticità riscontrate durante la formazione? L’educazione finanziaria è un aspetto molto critico della formazione, dedichiamo molte ore del corso a spiegarla, perché abbiamo notato che i ragazzi sono molto indietro e hanno bisogno di approfondire quest’argomento. Ritengo che sia una fase sottovalutata ma è in realtà fondamentale. Bisogna tenere sotto controllo la natura finanziaria dell’impresa, la gestione del conto corrente e tutta l’attività di cassa o di banca dell’azienda. Il Microcredito inteso come strumento di sviluppo economico per la lotta alla povertà, all’esclusione economica/sociale e le misure che sono state adottate in questi anni e altri progetti attivi nel nostro territorio, sono utili e aiutano l’economia di un territorio? Ritengo che il microcredito sia, a livello di prodotto finanziario, un ottimo prodotto, l’abbattimento degli interessi con rate fruibili e l’attività di cash flow calmierata rendono questi prodotti assolutamente tra i migliori. Inoltre avere un tasso zero e la possibilità di un importo fino a 50.000 euro sicuramente può dare sicurezza a chi vuole avviarsi all’impresa. Sviluppare queste misure sui territori non solo agevola la nascita di nuove attività, ma incentiva l’occupazione lavorativa sviluppando nuovi posti di lavoro. Credo che il nuovo bando permetterà inoltre di far crescere questo aspetto e creare sempre più posti di lavoro.Qual è stata l’attività realizzata, il progetto che l’ha maggiormente colpita? Dal punto di vista del progetto, attività estremamente innovative non ce ne sono state molte, mi è però rimasta impressa l’esperienza di un giovane che proveniva da un contesto sociale difficile. La sua determinazione nello strutturare la sua idea mi ha colpito molto. Quando è arrivato da noi disse: “Era da tanto tempo che cercavo un prodotto in grado di aiutarmi a realizzare il mio sogno”. Ecco questo mi ha fatto molto piacere, perché pur non essendo una persona acculturata e con difficoltà a interagire a livello sociale è stato bravo, deciso anche nella semplice attività di richiesta dei preventivi che alle volte viene sottovalutato come problema, lui invece è stato di una determinazione eccezionale. piero DaviD afel accaDemia Di formazione per il lavoro - messina Mi chiamo Piero David, sono ricercatore in economia applicata e collaboro con l’Ente Afel, Accademia di Formazione per il Lavoro di Messina come docente per i corsi di Yes I Start Up dell’Ente Nazionale per il Microcredito. L’Afel in qualità di Ente Attuatore è un soggetto che opera ormai da 20 anni nella formazione professionale, generalmente per i corsi di formazione a livello regionale nell’ambito della formazione professionale e quella sanitaria. Da alcuni anni ci stiamo occupando anche di formazione alle imprese e in questi ultimi due anni abbiamo partecipato al bando dell’Ente Nazionale per il Microcredito per il progetto Yes I Start Up e abbiamo fatto 3 corsi con l’Ente stesso per avviare all’impresa giovani Neet. Quanti giovani avete formato e quanti di loro hanno realizzato la propria idea di impresa? I giovani che hanno finito il percorso sono stati 10, gli iscritti invece erano molti di più, per me un aspetto di criticità di questo percorso di accompagnamento all’impresa è la profilazione dei soggetti che devono fare i corsi. Probabilmente i Neet da questo corso si aspettano qualcosa di più rispetto a quello che il corso in se può dare. Alcuni pensano sia un corso formale, ossia un corso di formazione di 80 ore che poi rilascia un attestato che potrà servire per avere i 9 punti in più per il Selfiemployment. Addirittura alcuni erano convinti che bastasse frequentare per accedere immediatamente al finanziamento del Selfiemployment. Pochi si rendono conto che si deve invece necessariamente realizzare un business plan che va incontro ad alcune criticità, soprattutto se si pensa di avviare in proprio un’attività. Ho riscontrato che in pochissimi casi i soggetti sono qualificati e hanno una competenza tale da buttare giù un piano d’impresa senza l’accompagnamento di un tutor. C’è una questione, secondo me, che probabilmente verrà risolta con il nuovo bando, ed è quella relativa alla giovane età dei partecipanti, questo problema si presenta soprattutto al sud, in quanto si entra nel mercato del lavoro molto in ritardo, i giovani tra 25 e 28 anni non hanno alcuna esperienza lavorativa e quindi l’approccio ad una possibile iniziativa imprenditoriale presenta ovviamente determinate lacune, anche e soprattutto quando si va a costruire il piano di impresa, perché non avendo alcuna esperienza, nemmeno di apprendistato o tirocinio è difficile che si possa sapere come svolgere l’attività da imprenditore. Ci sono quindi degli aspetti critici che probabilmente nel nuovo bando saranno in parte risolti. Ci sono alcuni passaggi da migliorare per fare in modo che tutta la procedura sia veramente efficace, ne vale veramente la pena perchè abbiamo visto che c’è molta gente, molti ragazzi che hanno ottime capacità e hanno la volontà di fare impresa. Alcuni hanno maturato una grande esperienza e adesso vogliono mettersi in proprio, però abbiamo visto che andrebbero incentivati anche altri strumenti propedeutici per i Neet, come ad esempio il tirocinio, l’apprendistato, work experience, tutti quegli strumenti che li preparino al mercato del lavoro. L’altro aspetto è probabilmente nella scrittura del piano di impresa, forse si chiede troppo al Neet, noi, ad esempio, nel primo corso abbiamo seguito le istruzioni che ci venivano fornite, lasciando liberi gli studenti di scrivere il proprio business plan e noi li abbiamo supportati nei punti nevralgici. Invitalia, a seguito dell’invio, ci ha comunicato che nella parte scritta dai Neet e cioè quella della descrizione del progetto, parecchi di questi erano carenti. I tutor possono dare assistenza, ma il piano di impresa deve essere scritto dagli studenti. Noi abbiamo cercato di aiutare a colmare la lacuna segnalata da Invitalia aiutando gli studenti nella descrizione dei loro piano.Questi ultimi sono stati finanziati e quindi il corso ha avuto un effetto positivo. Alla luce di questa esperienza ritengo che nelle 80 ore di corso gli studenti avrebbero bisogno di un supporto per la redazione del business plan. Credo che un aspetto da proporre possa essere ad esempio quello di ottenere un bonus sulla realizzazione del progetto. Giovani ed educazione finanziaria, la conoscenza degli strumenti di base quali ad esempio una carta di debito/credito, la tenuta di un conto corrente bancario. Ha notato particolari lacune nella conoscenza o l’utilizzo di questi strumenti? Senza dubbio c’è un problema di ignoranza nella conoscenza del mercato del lavoro, sulla differenza tra i vari contratti di lavoro, insomma poca conoscenza delle basi. Se a questo ci aggiunge che la parte economica e dei finanziamenti non è stata mai presa in considerazione da questi soggetti (che ricordo la maggior parte di loro poco scolarizzati) entrare nel mondo dell’impresa quindi diventa difficile dovendo gestire tutto ciò che ruota intorno al fare impresa. Lei ritiene utile questa misura diretta a migliorare l’economia di un territorio? Lei ritiene utile questa tipologia di progetti? Senza dubbio questo è uno strumento molto utile, anche perché questo tipo di attività è necessaria per il territorio. Non si può pensare che lo sviluppo del sud possa essere condizionato solo da questi strumenti, ma pensare che c’è una dinamica di imprese e un turnover di imprese. Questi progetti sono utilissimi per avvicinare i giovani al mondo lavorativo e aiutare il territorio a crescere. Stiamo pian piano venendo fuori da una pandemia che ha coinvolto il nostro Paese, l’Europa e tutto il mondo, sono cambiate un po’ le regole del gioco in merito alla formazione. Tanti corsi si sono strutturati attraverso la FAD, voi come vi siete organizzati? Come si sono trovati i giovani ad utilizzare le nuove tecnologie? Si sono abituati a questo nuovo decorso che la storia ci sta imponendo? In una prima fase pensavamo che ci fossero difficoltà e abbiamo quindi dovuto rimandare di molto l’avvio dei corsi, poi invece ci siamo resi conto che utilizzando la piattaforma dell’Ente Nazionale per il Microcredito che tutto poteva essere svolto in modo semplice con la possibilità di ottimizzare i tempi, senza la necessità di spostarsi e avere anche la possibilità di gestire meglio i materiali di studio. Se poi si vogliono fare anche degli incontri in presenza certo sono utili, ma è molto più agevole utilizzare strumenti in FAD. Noi abbiamo avuto studenti di Messina, di Catania, di altre parti del territorio siciliano e siamo riusciti a raggiungerli tutti, riuscendo a profilarli al meglio. Ci racconta quale progetto l’ha colpita maggiormente? È stato quello di una pescheria/friggitoria, perché fa capire bene come i giovani imprenditori entrino nel mercato con un’idea innovativa. Questo ragazzo ad esempio aveva lavorato 10 anni in una attività di vendita del pesce, aveva imparato tantissimo sulla materia, aveva un’ottima conoscenza del pescato e della domanda del pesce nella provincia di Messina, così ha pensato di aprire un’attività un po’ diversa rispetto alla solita pescheria, ha voluto introdurre infatti all’interno della vendita del pesce l’elemento innovativo, la friggitoria. Al centro del paese dove lui abitava non erano presenti attività di questo tipo e lui ha voluto provare. La mattina pescheria e il pomeriggio friggitoria. Questa è la dimostrazione di come l’utilizzo di questo strumento può essere utile a innovare il mercato delle imprese.
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